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Psico Ricerca

Ancora due parole sul narcisismo ...

 

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

Torniamo ancora a trattare il tema del ‘narcisismo’, già affrontato in un precedente post (per leggerlo, cliccate qui): narcisismo è un termine molto in voga attualmente ma se non si è tecnici del mestiere rischia di essere frainteso e di generare una discreta confusione. Chiediamo soccorso al fondatore della Psicoanalisi, Sigmund Freud, padre spirituale di tutti noi psicologi e psicoterapeuti, nonostante le divergenze teoriche che ci contraddistinguono.
Nel 1914 Freud pubblica Introduzione al narcisismo e tratteggia alcune distinzioni che resteranno fondamentali per la comprensione della psiche umana: una teoria che verrà arricchita anche dagli psicoanalisti successivi a Freud, prima fra tutte l’austriaca-britannica Melanie Klein, un altro pilastro nel panorama della nostra disciplina.

 

Caricatura di Sigmund Freud

 

Quando un bambino è nel ventre materno, si crea tra lui e la madre un rapporto che è di contenimento e di fusione reciproca: il feto non è ancora un in-dividuo (etimologicamente ‘indivisibile’, singolo), un soggetto distinto dalla madre ma è parte di lei ed ha con questa figura genitoriale un legame totalizzante, definibile come ‘narcisistico’, in cui la sua stessa sopravvivenza dipende dalla madre. Questa fase viene da Freud tecnicamente definita di ‘narcisismo primario’: non esiste ancora l’altro, per il feto, che non è mai entrato in contatto con ciò che si trova al di fuori della pancia materna, e supponiamo che non provi alcun bisogno. Un bozzolo perfetto, in cui regna una straordinaria connessione psicofisica … se non fosse per la nascita, che genera quella rottura tra madre e bambino spesso considerata il primo grande ‘trauma’ della nostra vita (Otto Rank, Il trauma della nascita, 1924).

 

 

Con la nascita, la compenetrazione madre-feto ha termine e principia la lenta separazione tra i due, un processo che dura anni, decenni … e nei casi più patologici (nelle psicosi, ad esempio) non avviene mai. Il bambino inizia ad avere delle esigenze proprie perché ha un corpo separato dalla mamma e il suo carattere comincia via via a prendere forma.
La carica pulsionale (libido) il bambino la sperimenta nelle prime fasi di vita sul proprio corpo e poi, con il passare del tempo, inizia a scoprire l’esistenza degli altri e ad investirli di questa energia libidica: stiamo proprio parlando del narcisismo, del suo sviluppo in una vita ‘normale’ e in particolare del narcisismo originario, che inizia laddove viene concepita la vita umana. Quindi il termine narcisismo, in questa accezione, contiene un significato del tutto positivo: potremmo definire questo tipo di narcisismo come ‘sano’. E sano può continuare ad esserlo anche nella nostra vita adulta.

 


Quando viviamo un intenso disagio (causato, per fare un esempio, da un lutto o da una grave condizione fisica), ci ritiriamo – per così dire – nel nostro narcisismo: perdiamo improvvisamente interesse nei confronti del mondo esterno, trascuriamo gli affetti, il lavoro, le attività di routine, ritiriamo dagli investimenti esterni la nostra libido (carica pulsionale) e ce ne riappropriamo. Anche quando ci innamoriamo viviamo una fase di intenso narcisismo che, per alcuni aspetti, ricorda nostalgicamente l’originario ‘bozzolo’ nel quale siamo stati nelle prime fasi della nostra esistenza, dentro il ventre materno ma anche fuori, nei primi mesi di vita. Nei soggetti non-patologici, l’innamoramento riempie e completa la psiche: sempre Freud, nell’opera citata sopra, sostiene che «essere innamorati significa che la libido dell’Io trabocca sull’oggetto» (Introduzione al narcisismo, p. 470): forse poco poetico ma sicuramente efficace. Continua Freud: «Chi ama ha perduto, per così dire, una parte del proprio narcisismo e può riconquistarlo solo se è amato a sua volta» (op. cit., p. 468). Nell’innamoramento ‘normale’ noi investiamo narcisisticamente l’altro: il soddisfacimento che da bambini potevamo trarre da noi stessi, dal nostro corpo, in età adulta investe gli altri, il mondo esterno a noi (‘investimenti oggettuali’), è come un’onda che parte da ciascun individuo e lambisce il soggetto amato, per poi tornare indietro. Da adulti ci sentiamo soddisfatti quando la persona amata appaga i nostri bisogni narcisistici e ci completa in quegli aspetti nei quali siamo mancanti. Inoltre, anche durante il sonno, sostiene sempre Freud, realizziamo una sorta di ‘ritiro narcisistico’ dal mondo e ci chiudiamo in noi stessi: tutto normale, fino a qui.

 


Nel caso in cui, invece, ci riferiamo ad un tipo di narcisismo ‘detto secondario’, ci stiamo occupando di un patologico ripiegamento della libido su di sé: facendo qualche esempio tratto dall’ambito clinico probabilmente risulterà più semplice cogliere questa definizione. I soggetti che soffrono di franca ipocondria sono completamente assorbiti da loro stessi, non hanno alcun interesse nei confronti del mondo e la loro libido è tutta concentrata sull’organo o il sistema somatico oggetto dell’ipocondria: è quasi come se il mondo non ci fosse, la loro attenzione è focalizzata solo sul loro corpo e sul disagio che provano. Nulla che riesca a tirar fuori concretamente e definitivamente questi soggetti dalle loro incessanti elucubrazioni su malattie, contaminazioni e in definitiva dall’angoscia di morte.
In definitiva, quindi, il concetto di ‘narcisismo’ non deve necessariamente essere inteso secondo un’accezione negativa: fa parte di ogni essere umano essere soddisfatti di sé, del proprio lavoro, della propria opera d’arte o performance, e sarebbe preoccupante se, di fronte ad un successo personale, ci si sentisse indifferenti o distaccati. Come insegnano sempre gli antichi, con acume e saggezza, in medio stat virtus: la virtù si trova nel mezzo. Proviamo a riflettere su quanto appena esposto e osserviamo ciò che accade agli altri e … soprattutto a noi. Buona vita.

 

 

Bibliografia consigliata:


BALINT Michael (1937) L’amore primario, gli inesplorati confini tra biologia e psicoanalisi, Guaraldi, Rimini, 1973
FREUD Sigmund (1914) Introduzione al narcisismo, in Opere di Sigmund Freud, vol. VII, Editore Boringhieri, Torino, pp. 441-477.
KLEIN Melanie (1978) Scritti 1921-1958, Boringhieri, Torino
MANCIA Mauro (1990) Nello sguardo di Narciso, Laterza, Bari.
RANK Otto (1924) Il trauma della nascita, SugarCo, Milano
REICH Wilhelm (1933) Analisi del carattere, Sugarco, Milano 1973.

 

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