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Narcisismo: di cosa parliamo?

 

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

‘Viviamo in una società narcisista!’. ‘Ho ferito il tuo narcisismo …’
Quante volte sentiamo frasi del genere? Siamo così sicuri di sapere a cosa si riferiscano? Cosa si intende, dal punto di vista psicologico, con l’espressione ‘narcisismo sano’ e che cos’è un ‘tratto narcisistico’ di personalita'? Quand’è che il tratto narcisistico di personalità diventa patologico e facciamo bene a preoccuparci? Le domande sono tante, troppe: per ora, evitiamo di annoiarci troppo e proviamo a fare un po’ di chiarezza, senza inutili tecnicismi.

Partiamo dal nome, che come sappiamo, rievoca il mito di Narciso. Questo mito lo conosciamo più o meno tutti dai tempi della scuola, ma rinfrescarci la memoria non farà male. Narciso, nella mitologia greca, era un cacciatore di straordinaria bellezza, ammirato e desiderato proprio per questa sua dote sia dalle donne che dagli uomini. Secondo la versione ellenica di questo mito, Narciso, data la sua straordinaria superbia e lo smisurato amore che provava verso di sé, non acconsentiva mai a concedersi a nessuno: un giorno, stufo dell’ennesimo giovane che cercava di conquistarlo, egli decise di respingere l’ostinato Aminia in un modo insolitamente duro e crudele, donandogli cioè una spada e consigliandogli di uccidersi. Aminia, folle d’amore e di rabbia, compì l’insano gesto di fronte alla dimora di Narciso; prima di suicidarsi, però, il ragazzo, ebbro d’amore, invocò gli dei affinché punissero Narciso per il suo orribile, intransigente comportamento, e così fu. Morto Aminia, gli dei fecero in modo che Narciso si innamorasse di se stesso guardando il proprio riflesso in uno specchio d’acqua: tale sconfinato e irraggiungibile amore portò il medesimo Narciso al suicidio, proprio con la spada che aveva trafitto mortalmente il cuore di Aminia.

 

 

Veniamo ora alla Psicologia: il termine ‘narcisismo’ lo troviamo per la prima volta nella nostra disciplina nel 1898, introdotto dallo psicologo e medico inglese Havelock Ellis, tra i fondatori della sessuologia, all’interno di uno studio dedicato all’autoerotismo che tanto fece scandalo all’epoca, per essere poi riutilizzato più volte da Sigmund Freud; il fondatore della psicoanalisi gli dedicò un saggio molto interessante e senza dubbio ancora molto attuale, Introduzione al narcisismo (1914).
E ora arriviamo ai giorni nostri e alla nostra inveterata abitudine di classificare tutto: nonostante i numerosi e a volte confusivi cambiamenti nella nomenclatura e nella nosografia psicologico-psichiatrica, gli specialisti della mente sono abituati a parlare di narcisismo ‘sano’ e narcisismo ‘patologico’. La linea di demarcazione tra questi due stati è straordinariamente difficile e complessa da segnare e non è insolito che avvengano passaggi tra le due condizioni. Lo stesso comportamento, il medesimo gesto, colti in momenti o persone diverse, in periodi storici o in luoghi geografici differenti, possono essere inquadrati nell’ambito di una sana autostima oppure come tratto patologicamente narcisistico. Confusi? Proviamo con l’esempio riportato da Glen O. Gabbard nel suo celeberrimo manuale Psichiatria psicodinamica: il caso di una persona che trascorre 45 minuti asciugando, pettinando e curando la propria capigliatura. È normale o no? Dipende: se ad impiegare tutto questo tempo è un adolescente alle prese con i conflitti tipici della sua età, in guerra con la propria immagine corporea e alla ricerca di sé, lo comprendiamo e, con un sorriso bonario possiamo includerlo senza troppi dubbi nel range della normalità. Se a mettere in atto lo stesso comportamento è un uomo adulto, ad esempio un tale sulla quarantina, il quadro, come sentenzia Gabbard, è sconcertante, in quanto impiegare tutto questo tempo in un simile attività è decisamente insano a quell’età e dovrebbe già insospettirci …

 

 

I livelli di narcisismo sono vari e diversificati, come anche i sistemi atti a identificarlo, ma uno dei criteri indispensabili per diagnosticare un disturbo narcisistico di personalita' (uno stato in cui chi ne è ‘vittima’ non ha percezione del proprio disagio che invece viene vissuto dalle persone intorno a lui) è lo sfruttamento interpersonale: queste persone usano l’altro come se fosse un oggetto, contravvenendo completamente al motto kantiano che invita a trattare l’altro come fine e mai come mezzo. Le altre persone, per l’individuo con disturbo di personalità narcisistico, vengono letteralmente utilizzate e, quando non servono più, buttate via, scartate, eliminate dalla propria vita. Purtroppo dobbiamo ammettere che nella società contemporanea questo tipo di atteggiamenti sono spesso consentiti, anzi, in alcuni ambiti professionali incoraggiati e lodati, quindi fare le dovute distinzioni diventa ancora più complesso. 

 

 

 

Un altro elemento che ci permette di identificare un disturbo narcisistico di personalità è la vera e propria incapacità di amare l’altro: in questi individui, l’altro esiste in quanto pedina da muovere, come oggetto da usare, inteso come entità priva di sentimenti e di emozioni. Il narcisista di personalità non è capace di mettersi nei panni dell’altro, non sa essere empatico nelle situazioni più difficili che vivono parenti, amici o colleghi; quando l’altro chiede aiuto come persona e tenta di appoggiarsi emotivamente al narcisista, è arrivato il momento di disfarsene, questo è il meccanismo che generalmente si innesca. Naturalmente, l’incapacità di amare e lo sfruttamento interpersonale sono meccanismi che scattano in modalità automatica, inconsapevole e non sono certo strategie pensate o messe in atto con l’intento di ledere gli altri: non dimentichiamolo mai!

A questo punto fermiamoci a riflettere: quante persone conosciamo che già corrisponderebbero, più o meno, a questi due criteri? Persone a noi vicine ma anche personaggi dello spettacolo, della storia, soggetti che popolano la cronaca dei quotidiani, che animano le trame dei libri che leggiamo … 

 

 

 

Gli autori che più di tutti hanno contribuito in modo originale allo studio di questa tipologia di persone sono Heinz Kohut e Otto Kernberg che hanno rispettivamente descritto due diversi tipi di narcisista: quello che attualmente identifichiamo come ‘narcisista ipervigile’ e il ‘narcisista inconsapevole’.
Il narcisista ipervigile è un soggetto incredibilmente sensibile alle reazioni degli altri: ogni parola o anche un semplice gesto sono in grado di scatenare angoscia, rabbia, intenso disagio perché vissuti ‘sulla propria pelle’, tutto rischia di trasformarsi in feroce critica, crudele svalutazione, attacco ferale. L’individuo è completamente assorbito da se stesso, rivolto al proprio interno e tende a sentirsi costantemente offeso dagli altri; è schivo, evita situazioni in cui possa rischiare di trovarsi al centro dell’attenzione, nonostante il suo modo di vivere tutto ‘in prima persona’.
Nel narcisista inconsapevole, invece, riscontriamo totale mancanza di consapevolezza delle reazioni altrui, una forte carica aggressiva mista ad arroganza e, anche in questo caso, totale concentrazione su di sé; questa tipologia di individuo tende a cercare di stare sempre al centro dell’attenzione, come un attore su un palcoscenico, apparentemente insensibile alle critiche e impermeabile alle ferite provenienti dall’esterno.

Anche con queste poche, scarne nozioni psicodinamiche, sarete senz’altro in grado di ricordare o focalizzare situazioni, persone, reazioni alle quali forse non avete saputo dare un colore o un significato, in passato, ma che probabilmente, con un occhio più critico e attento, è oggi possibile individuare e comprendere meglio: chissà, forse anche voi avete avuto questo tipo di atteggiamenti o magari siete così narcisisticamente fragili da non riuscire a riferire a voi stessi questo quadro ... ! In ogni caso, se state leggendo questo blog, è un buon segno: siete curiosi e vi piace mettervi in discussione, quindi siete sulla strada giusta.
Naturalmente, il discorso sul narcisismo non può concludersi qui se non momentaneamente e per problemi di noia/spazio. Rimanete sintonizzati sul nostro blog e soprattutto … meditate.

 

"Confused Narcissus" (2010), foto di Giovanni Dall'Orto. 

 

BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA:

- GABBARD Glen O. (2007) Psichiatria psicodinamica, Raffaello Cortina Editore, Milano

 

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