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Psico Ricerca

Baby Blues, depressione post-partum e psicosi post-partum: un continuum poco conosciuto

 

Dott.ssa Silvia Ferretti

 

Madre e figlia: dettaglio tratto da Le tre età della donna (Gustav Klimt, 1905).

 

Prima dell'arrivo

Durante l’attesa di un bimbo, la futura mamma è tempestata da mille informazioni, talvolta anche eccessive. I corsi di preparazione forniscono numerose notizie relative alle varie fasi del parto che, generalmente, preoccupano molto le mamme, suggeriscono alcune “dritte” sull’allattamento, ma, a mio avviso, poco spazio è dedicato a quella che comunemente viene chiamata depressione post partum, di cui forse non tutti sanno ne esistano vari stadi. 

 

La melanconia del 'baby blues'

Una percentuale di puerpere che oscilla tra il 50-84% soffre di una forma di strana malinconia chiamata “baby blues” (o “maternity blues”). Con il termine “blue”, coniato dal pediatra e psicoanalista Donald Winnicott, ci si riferisce ad una condizione di disagio psicologico della neomamma che insorge a circa una settimana dal parto, e che si risolve spontaneamente nel giro di 20 giorni. Complice di tale disagio è il forte sbalzo ormonale che colpisce la donna dopo il parto (brusco calo del progesterone ed innalzamento di prolattina ed ossitocina), che causa irritabilità, umore variabile, labilità emotiva, ansia, e talvolta paura di non farcela. Le neomamme che attraversano questo particolare periodo, tuttavia, non smettono di occuparsi del bimbo e riescono a gestire la situazione.

 

 Il pediatra e psicoanalista Donald Winnicott (1896 - 1971).


Però può accadere che alcune neomamme (circa il 20% di coloro che hanno sofferto di "baby blues"), possano percepire un peggioramento dei sintomi che sfociano in una vera e propria depressione post-partum che è caratterizzata, appunto, da una sintomatologia più importante: tristezza, perdita di autostima, anedonia, senso di colpa nei confronti del neonato verso il quale si provano sentimenti di ambivalenza, difficoltà nel contatto fisico (e, dunque, nell’allattamento), disperazione, disturbi del sonno e dell’appetito, ansia, agitazione, ed alcuni sintomi fisici quali vertigini, nausea e cefalea. La depressione post-partum è più complessa e può durare anche un anno.
Infine, in pochi casi estremi (circa l’1%), potrebbe manifestarsi una psicosi post-partum con gravi sintomi quali deliri, allucinazioni, pensiero e comportamento disorganizzati e distorsione dell’affettività. Tali sintomi, se si cronicizzano, possono sfociare anche in suicidi o infanticidi.
A mio avviso, questi tipi di disagio sono argomenti poco affrontati perché spesso ci si vergogna o ci si sente in colpa. Una donna che probabilmente è stata sempre indipendente e molto sicura e capace sul lavoro ed in ambito sociale, si sente improvvisamente incapace di assumere il ruolo di madre e può tendere a mascherare e a negare (soprattutto a se stessa) i sintomi della depressione. Non chiedere aiuto può portare ad una cronicizzazione del disturbo con possibili conseguenze per il bambino: disturbi alimentari, del sonno, psicosomatici, problemi comportamentali, nonché difficoltà di attaccamento con la madre.
Ma quali sono i fattori che causano tali fenomeni?

 

Una suggestiva immagine tratta dal sito www.100scienze.it


C’è da dire che la nostra cultura sempre meno tutela e favorisce la coppia madre-bambino, un po’ per necessità economiche, e perché probabilmente a volte la maternità viene percepita come di intralcio alla carriera e all’indipendenza di una donna. Nel nostro Paese, inoltre, si tende eccessivamente a medicalizzare gravidanza e parto, rendendoli sempre meno spontanei, e spesso i bambini appena nati vengono tenuti separati dalla mamma, cosa che non favorisce il naturale processo di attaccamento che si instaura con l’allattamento (qualunque esso sia). Come ricorda anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute), gravidanza, parto e allattamento sono processi spontanei e, se vissuti con tranquillita', possono costituire antidepressivi naturali per la donna, grazie anche alla grande scarica ormonale che producono. Anche alcuni problemi di natura psicologica potrebbero favorire questi disagi, soprattutto nel caso di depressioni vere e proprie. Diventare mamme e trovarsi sole di fronte ai pianti del proprio piccolo può essere disarmante, e tale sensazione può entrare in risonanza con alcune ferite mai rimarginate della propria “bambina interna”.

 


I consigli dell'esperta

Credo che in parte ci si possa proteggere da queste sensazioni di malessere, innanzitutto informandosi adeguatamente e precocemente sulle basi fisiologiche di gravidanza e parto. In secondo luogo, credo sia importante vivere la gravidanza in modo sereno e gioioso; e successivamente favorire il contatto e il rapporto con il proprio piccolo sin dai primi attimi della sua vita evitando intrusioni e consigli non richiesti. E’ importante (così come in tutte le situazioni) lasciarsi andare alle emozioni, e soprattutto, di fronte ai primi sintomi, chiedere aiuto e sostegno. Ritengo, infatti, che chiedere aiuto non sia un atto di debolezza, bensì di coraggio e consapevolezza di cui non ci si dovrebbe mai vergognare. Chiedere aiuto è un gesto d’amore verso se stesse ed il proprio bambino.

 

 

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