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Psico Ricerca

EREUTOFOBIA: timore o desiderio di apparire?

Dott.ssa Silvia Ferretti

 

Chiunque stia pensando di non aver mai avuto a che fare con questa strana parola è in errore. La parola “ereutofobia” (detta anche eritrofobia) deriva dal greco ἐρυθρός  «rossore», e viene definita un tratto fobico caratterizzato dal timore di arrossire.L’arrossamento del volto, in particolare delle guance, è dovuto ad un aumento della quantità di sangue nei vasi capillari e può capitare a chiunque, in situazioni di particolare imbarazzo o disagio. Quando, in tali situazioni, si sviluppa una forte paura di non poter fare a meno di arrossire, parliamo allora di ereutofobia. In genere, è tipica di persone particolarmente sensibili al giudizio degli altri, che di norma tende a giustificare questo tratto con problemi di comunicazione o di pudore. La maggior parte delle volte, accanto a questa fobia si innesca una sorta di circolo vizioso, una profezia che si autoavvera: più il fobico si preoccupa di arrossire e di farsi vedere in tale stato dalla gente e più arrossirà. Dunque, la stessa preoccupazione di arrossire genera un incremento dell’ereutofobia. Questa paura può apparire, agli occhi di chi non ne soffre, assurda ed infondata; in realtà, per coloro che ne soffrono, è seria e reale e può portare a fobie sociali addizionali, all’evitamento di situazioni che richiedono l’interazione con l’altro.

 

 

L’interpretazione psicanalitica dell’ereutofobia, invece, scorge un significato nascosto e quasi paradossale: dietro la paura di arrossire e mostrarsi agli altri, vi sarebbe, in realtà, un meccanismo di difesa che rimuove una forte tendenza all’esibizionismo o a pratiche sessuali censurate in quanto ritenute inaccettabili. Il rossore di tali individui, dunque, viene considerato un’erotizzazione esibizionistica del volto: la tendenza esibizionistica verrebbe rimossa, e successivamente negata con conseguente punizione. Ne deriverebbero il senso di vergogna e la necessità di sottrarsi ai giudizi e ai commenti altrui.

 



Rimane aperto, dunque, un interrogativo: il volto arrossato, è un segnale di vergogna, o invece un tentativo di metterlo in evidenza?


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