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Psico Ricerca

L’invio in psicoterapia

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

Consigliare ad una persona di andare in psicoterapia non è come raccomandare una pulizia dei denti o una visita cardiologica: sotto questo ‘consiglio’ si possono celare una serie di pensieri, sentimenti, sensazioni che a volte rischiano di urtare o addirittura offendere chi riceve questo genere di suggerimento. Proviamo insieme ad analizzare questa delicata dinamica per comprenderla meglio.

 

Consigliare di fare psicoterapia non è semplice

Immagine di Daniele Cascone

 

Come e quando consigliare a qualcuno la psicoterapia

Dire a qualcuno che forse, in uno specifico momento della sua esistenza, farebbe bene (o avrebbe fatto bene) ad andare in psicoterapia può ad alcune orecchie particolarmente sensibili suonare come una dichiarazione di guerra: come un ‘sei matto, fatti curare da uno bravo’. In realtà, se vogliamo proprio essere pignoli, i cosiddetti ‘matti’ è bene che vadano inviati ad uno psichiatra e non ad uno psicoterapeuta (con quest’ultimo termine intendo un laureato in psicologia o medicina con successiva specializzazione in psicoterapia, per chiarire questi termini potete leggere un precedente post). Ricevere un invito di questo genere da chi invece la psicoterapia l’ha sperimentata e ne ha tratto evidente beneficio, suona come un parere di una persona empatica che si è accorta di un nostro stato di malessere e vuole in qualche modo aiutarci a trovare una strada per ristabilire i nostri equilibri interiori: questo tipo di invio è più ‘soft’ e di solito non offende chi lo riceve, anzi, può trasmettere calore umano e interessamento, oltre che rappresentare una condivisione di uno stato di malessere. In casi sempre più numerosi, anche i medici suggeriscono ai loro pazienti di rivolgersi ad uno specialista della salute mentale.

 

Consigliare a qualcuno di andare a psicoterapia. Significato

Un invio davvero molto particolare e quindi interessante per la nostra riflessione è quello che avviene quando chi consiglia la psicoterapia è persona totalmente estranea a questo mondo, è cioè un soggetto che non ha mai avuto contatti con l’ambito della salute mentale e di psicoterapeuti ha al massimo visto Sergio Castellitto nella serie tv ‘In treatment’. Perché una persona dovrebbe suggerirci di intraprendere questo percorso se non sa nemmeno di preciso cosa stia consigliando?

 

 

Psicoterapia: come funziona?

Ricordiamo che il trattamento terapeutico è una terapia molto particolare, diversa per ogni coppia paziente – curante e per orientamento teorico, non si svolge mai nello stesso modo come, invece, avviene spesso per pratiche afferenti ad altre branche della salute. Proviamo a lanciarci in qualche ipotetica spiegazione, tenendo sempre a mente che inviare qualcuno in psicoterapia non è come consigliargli un corso di cucina tibetana o di lingua turcomanna.

 

Cos'è la psicoterapia: Sergio Castellitto In Treatment Serie Televisiva Italiana

 Sergio Castellitto nella serie tv 'In treatment'

 

"Inviato" e "Inviante": saper interpretare la richiesta d'aiuto

Ho potuto osservare che spesso questo tipo di invio viene rivolto da persone molto vicine al paziente inviato, con le quali il soggetto ha rapporti affettivi stretti: una relazione sentimentale, ad esempio, ma è anche frequente che sia uno dei genitori a spingere il proprio figlio ad una consulenza psicologica. La domanda sorge spontanea: non è che per caso siamo in una di quelle situazioni in cui uno dice all’altro ‘perché non ti butti giù dal trampolino tu, così mi dici com’è?’. Il dubbio viene sempre: ‘scendi prima tu dallo scoglio!’ e noi lasciamo che sia l’altro a verificare che il tuffo sia fattibile, che l’acqua non sia troppo fredda, che l’altalena sia robusta e resistente alle oscillazioni. Più passa il tempo, più mi sento convinta che la spiegazione sia proprio questa e che l’inviante abbia un atteggiamento ambivalente nei confronti della psicoterapia.
Chi invia ‘ad occhi chiusi’, permettetemi questa espressione, da un lato mostra di nutrire una certa stima nei confronti della pratica psicoterapeutica e di credere che sia questa la strada giusta da indicare alla persona cara che riceve il consiglio: dall’altro lato, però, l’inviante consiglia un percorso che non ha mai sperimentato, quindi non ha modo di ‘parlare per esperienza’, per affermare che la psicoterapia sia realmente efficace in quanto l’ha ‘sperimentata sulla propria pelle’. Che si tratti di un desiderio non tanto recondito, quello dell’inviante, di sperimentare ‘a distanza’ una psicoterapia, attraverso il figlio o la moglie, perché magari gli manca la forza di ammettere di avere un problema? O magari chi invia cela il desiderio che il paziente in psicoterapia diventi egli stesso una sorta di ‘guaritore’ privo di competenze ma sensibilizzato e come dotato di un potere quasi magico, taumaturgico? Dinamiche di questo genere sono davvero molto frequenti e noi psicoterapeuti le osserviamo, cercando di dare loro un significato e magari, dove possibile, provando noi stessi ad interpretare la richiesta d’aiuto del ‘terzo inviante’ e, a nostra volta, ipotizzando un percorso terapeutico con un collega di fiducia.

 

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