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Psico Ricerca

I fenomeni da baraccone di ieri e di oggi

Dott.ssa Giorgia Aloisio


Spesso, con l’espressione ‘fenomeni da baraccone’, intendiamo riferirci a mo’ di presa in giro a soggetti bizzarri, buffi, fuori dall’ordinario: eppure, questi individui sono davvero esistiti e se ci pensiamo bene, esistono tuttora. Non solo: i fenomeni in questione hanno sempre destato un’immensa curiosità nei cosiddetti normali. Quali sono questi ‘fenomeni’ e perché ci intrigano così tanto?

 

 

Innanzitutto, un chiarimento sulla terminologia: l’espressione ‘fenomeni da baraccone’ è stata utilizzata per identificare le persone caratterizzate da un aspetto insolito, strano, a volte profondamente inquietante che si esibivano all’interno di circhi. Il primo nome che ci viene in mente è sicuramente quello di Phineas T. Barnum, che dal 1850 in poi diede inizio in modo ufficiale a questo tipo di ‘divertimenti’ circensi; a lui infatti dobbiamo il ‘Circo Barnum’ che nacque negli Stati Uniti, a New York. Durante gli spettacoli di questo particolare circo venivano esibiti individui affetti da anomalie fisiche di vario genere che raccoglievano grandi consensi tra il pubblico; questo genere di spettacoli da un lato era fonte di arricchimento per il sig. Barnum in questione, dall’altro si trasformò in una possibilità di guadagno anche per gli stessi ‘fenomeni’ che, molto spesso, a causa delle loro problematiche di ordine somatico, non avevano la possibilità di lavorare altrimenti. Il circo effettuava numerose tournée in molti stati americani ed europei e si esibiva al cospetto di autorità di tutti i tipi, dalle persone comuni fino alla regina Vittoria, rendendo celebri gli stessi ‘fenomeni’; un noto fotografo di fine ‘800, Charles Eisenmann, ritrasse molti di questi ‘freaks’ e divenne famoso anche grazie a questi particolari ritratti, come potete vedere dalle fotografie qui sotto.

 

Fotografie di Charles Eisenmann

 

Il circo Barnum ebbe vita lunga perché durò fino al 1956. Prima di questa data, però, il mago britannico Earl H. W. Jenkis iniziò a raccogliere fotografie di questa tipologia di individui e arrivò a raccoglierne fino a 1500, molte delle quali sono pervenute fino ai giorni nostri. Molti di questi soggetti entrarono nei vari Guinness dei primati: ad esempio le persone altissime, quelle affette da nanismo, …
Quali erano questi ‘fenomeni’ del circo Barnum? Le stranezze potevano essere praticamente di qualsiasi genere: andavano dai soggetti albini ai gemelli siamesi alle donne barbute, dagli ermafroditi alle persone affette da gigantismo o da focomelia, ma c’erano anche situazioni ancor più particolari che venivano ad ‘ampliare’ il panorama circense, come ad esempio le persone dotate di code lungo la colonna vertebrale o con la pelle più o meno completamente ricoperta di peli, con disfunzioni dermatologiche (‘la ragazza leopardo’) e molto altro ancora. Con gli occhi e il cuore di oggi, probabilmente, molti di noi proveranno rabbia e indignazione per il modo con il quale sono state sfruttate e ingiustamente trattate queste persone, bambini inclusi: non è certo politicamente corretto mostrare così, per il semplice gusto di mostrare, persone afflitte da sindromi tanto rare quanto invalidanti che non hanno vita facile (oggi in alcuni casi è possibile ricorrere ad alcune terapie già in epoca fetale). Se ci pensiamo bene, però, attualmente questo tipo di esibizione avviene in un modo leggermente diverso ma continua ad avere luogo: con una spiccata attenzione a non ledere la sensibilita' di nessuno tanto meno il rispetto che merita qualsiasi essere vivente.

 

In questa immagine, Bobby Kirk, detto anche ‘Robert – Roberta’, perfetto ermafrodito

 

‘L’uomo con la coda’: di lui non si hanno informazioni di alcun tipo

 

Se pensiamo alle trasmissioni televisive che vanno in onda su Real Time, come ‘Body Bizzarre’, ‘Vite al limite’ e anche ‘Incidenti di bellezza’ (anche se in questo ultimo programma si tratta di interventi di chirurgia estetica mal riusciti) ci rendiamo conto che stiamo parlando esattamente dello stesso fenomeno e della stessa curiosità che un tempo aveva tanto animato il circo Barnum. In trasmissioni come queste, che ci incollano come zoombie ai teleschermi e ci fanno a tratti sentire un po’ dei voyeur, i partecipanti vengono presentati come persone che vivono ogni giorno tra le loro strane, incredibili, mai viste invalidità. Le sindromi che hanno colpito questi soggetti sono puntigliosamente inquadrate in specifiche categorie diagnostiche, solitamente vengono raccontate le storie di vita di questi pazienti, l’impatto somatico e psicologico che le malattie hanno avuto sulla psiche e sulle relazioni, le terapie che, in molti casi, permettono loro di vivere una vita migliore in termini di qualità e di longevità. 

 

Una ragazza affetta da ‘ittiosi arlecchino’ che ha preso parte ad una trasmissione

di Real Time: Stephanie Turner

  

Tra gli anni ’50 e ’60 una famosa fotografa iniziò ad immortalare con i suoi scatti persone stravaganti, spesso emarginate, quali nani, transessuali, artisti circensi, nudisti, pazienti psichiatrici: è Diane Arbus, figlia di ebrei russi trapiantati nella grande mela (Arbus era il cognome del marito, il suo era Nemerov), uno dei modelli di riferimento della fotografa italiana Letizia Battaglia di cui possiamo vedere una bellissima mostra in questi giorni al Museo Maxxi di Roma. Per fare un esempio ancora più vicino a noi, proprio recentemente, Beatrice Vio, la schermitrice paralimpica colpita da una terribile meningite che l’ha privata degli arti e l’ha segnata sulla pelle del viso, è stata scelta come modella per uno spot che sta girando molto in televisione.

 

Fotografie di Diane Arbus

 

Quali sono i motivi che ci portano a ‘spiare’, a sbirciare le vite di questi individui? Quali sensazioni ci restituisce la visione della donna più grassa del mondo o dell’uomo più basso della terra?
Viviamo in un mondo ossessionato dalla forma fisica, dalle apparenze, dalle mode: le nostre immagini, i nostri selfie fanno il giro del globo terracqueo e ci ritraggono in ogni posa pensabile e più o meno accettabile. Chi oggi si discosta da questi trend attira naturalmente l’attenzione della maggioranza, un po’ perché osa diversificarsi un po’ perché questo osare è sintomo di coraggio, personalità e quindi motivo di invidia (e si sa che l’invidia è un sentimento di grande potenza). Un altro motivo: osservare la donna più grassa o la più brufolosa del mondo ci aiuta molto a ridimensionare le nostre paure di non piacere agli altri e a noi stessi e quelle piccole imperfezioni che fanno parte di noi, al cospetto di certe gigantesche problematiche somatiche, sembrano scomparire davanti allo specchio, come per magia. In questo modo, osservando i casi più estremi, ci sentiamo in qualche forma ‘sollevati’ e le nostre lamentele quotidiane ci sembrano del tutto fuori luogo: il nostro narcisismo sembra almeno in apparenza trovare ristoro e conforto.
Inoltre, incontrare i ‘freaks’ genera un misto di sensazioni e stati d’animo che un po’ ricordano il senso del ‘perturbante’ freudiano, quel misto di orrore e curiosità, che mescola il normale con il non familiare: se pensiamo ai film dell’orrore, che piacciono molto proprio per il senso di terrore che riescono a scatenare, ci rendiamo conto di quanto questo tipo di esperienza sia in realtà parte del bagaglio psichico umano più o meno inconscio.

 

Beatrice Vio nel momento della vittoria

 

Se da un lato, quindi, osservare come ‘guardoni’ le sventure altrui ci può far sentire a disagio e ci sembra una brutta cosa, dall’altro comprendiamo che si tratta di un meccanismo molto diffuso e, in definitiva, umano: conoscere le vicende altrui, anche le più drammatiche e dolorose, può in molti casi fungere da stimolo per renderci utili nel rapporto con chi è stato meno fortunato di noi e farci scoprire le incredibili capacità che ha l’essere umano di combattere quotidianamente guerre che possono sembrare inutili da intraprendere.

Buona vita.

 

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