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Psico Ricerca

La contraddizione delle terapie riparative

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

 

La sessualita' è una sfera che desta da sempre grande curiosita', tra i membri del genere umano: ha attirato l’attenzione di scrittori, poeti, artisti, zoologi, psicologi, psicoanalisti e molti altri. Non è un caso, appunto, che la teoria freudiana nasca proprio da una attenta e profonda riflessione del grande maestro sulla vita sessuale del bambino, il cosiddetto ‘perverso polimorfo’ (cioè colui che vive e attraversa tutte le perversioni, da quella orale, passando per la fase anale a quella fallico-genitale) e sull’evoluzione dall’infanzia alla vita adulta di questa fondamentale sfera psicofisica. In questo post, io non sono da meno e nemmeno voi … provo, con l’aiuto di alcune letture e con il lavoro svolto durante la mia tesi di laurea, a comprendere e a spiegare un tema molto attuale oggi.

 

 

 

Le cosiddette ‘terapie riparative’ o anche ‘terapie di conversione’ sono quei ‘trattamenti psicoterapeutici’ finalizzati a cercare di trasformare persone di orientamento omosessuale in soggetti eterosessuali. Ne avrete sicuramente sentito parlare in televisione o avrete letto articoli di giornale: i maggiori sostenitori di questo tipo di trattamento sono gli statunitensi Joseph Nicolosi e Charles Socarides, fondatori della National Association for Research and Therapy of Homosexuality. Secondo Nicolosi, la causa dell’omosessualita' maschile è rintracciabile nella cosiddetta ‘famiglia triadica’, una struttura familiare composta da una madre opprimente e un padre periferico. Il fondamento di base di queste terapie è che l’omosessualita' sia una forma di immaturita' affettiva, un blocco nell’evoluzione della personalità, quindi l’omosessualità rappresenterebbe un male, una malattia che, come tale, necessita di cura; ed è proprio qui che s’annida l’errore, perché attualmente l’omosessualita' non è più considerata una condizione anomala né una psicopatologia.

Nel 1987 l’American Psychiatric Association (APA) ha derubricato l’orientamento omosessuale dal sistema di classificazione dei disturbi mentali (il celebre DSM, Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali), quindi è da lungo tempo che non è più considerata una psicopatologia. L’APA ritiene che l’omosessualità sia “una variante naturale normale e positiva della sessualità umana” e l’Organizzazione Mondiale della Sanita' (OMS) la definisce “variante naturale del comportamento umano”. Nel tentativo di spiegare la definizione di ‘terapia riparativa’, il professor Vittorio Lingiardi, psichiatra, psicoterapeuta, docente presso l’università La Sapienza di Roma, sentenzia in un articolo: «Mi risulta che si “ripari” qualcosa che è rotto, mentre l’omosessualità non è un “malfunzionamento» (per leggere l'intervista, cliccate qui). Le ‘terapie riparative’ hanno scatenato aspre polemiche e una netta contrapposizione, soprattutto negli Stati Uniti, da parte delle numerose associazioni gay esistenti e attive, che hanno accusato Nicolosi di diffondere un pensiero omofobico e quindi intriso di pregiudizio anti omosessuale. Queste terapie si sono parzialmente diffuse anche in Italia, nonostante l’Ordine Nazionale degli Psicologi si sia dichiarato contrario; cliccando qui potete leggere il comunicato stampa.

 

Vittorio Lingiardi

 

Ancora oggi, quindi, l’omosessualita' viene da alcuni considerata un’anomalia da ‘normalizzare’. Quel che maggiormente sconcerta è che tra coloro che la considerano un disturbo ci sono anche alcuni specialisti della salute mentale. Ricordiamo l’articolo 3 del codice deontologico degli Psicologi Italiani: ‘lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano e utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità’ mentre, come purtroppo abbiamo scoperto attraverso tragici fatti di cronaca, i tentativi di modificare l’orientamento sessuale di un individuo portano sempre a conseguenze controproducenti, se non drammatiche. Nel caso in cui uno Psicologo o uno Psicoterapeuta non ritengano di poter supportare pazienti con orientamento omosessuale (o bisessuale, transgender, queer), l’etica professionale indica la strada della non prosecuzione del percorso e invita il professionista ad inviare il paziente ‘incriminato’ ad altro collega ritenuto adatto.

 

 

Le terapie riparative, in definitiva, entrano in netta contraddizione con la concezione dell’omosessualita' come parte della normalita' umana e rimangono legate ad antichi pregiudizi antiomosessuali: tutto questo genera non solo disinformazione ma, come appena accennato, è causa di danni più o meno fatali per coloro i quali vi si sottopongono. Non possiamo ignorare il suicidio di Leelah Alcorn (2014), diciassettenne statunitense, forzatamente sottoposta ad una terapia riparativa da un terapeuta religioso. Nell’aprile 2015, l’allora presidente degli USA Barack Obama, proprio in seguito a questa orribile tragedia, in un comunicato ufficiale, ha fatto presente il suo ‘no’ alle terapie riparative (pubblicato qui).

Questi trattamenti sono percorsi del tutto privi di fondamento scientifico ed etico anche perché, come ci ricorda il professor Lingiardi, «qualunque tentativo di modificare l’orientamento sessuale di una persona è destinato non solo al fallimento (cosa che per altro aveva già scritto Freud nel 1920, quando scriveva: «L’impresa di trasformare un omosessuale in un eterosessuale non offre prospettive di successo molto migliori dell’impresa opposta»), ma anche a procurare sofferenza psichica». Gli psicoterapeuti che tentano di mettere in atto queste modificazioni nei pazienti ritengono di doverli aiutare a ‘superare’ la loro omosessualita', senza rendersi conto che queste convinzioni sono frutto di un pensiero eterosessista intriso di omofobia; i pazienti omosessuali, bisessuali, transessuali, inoltre, sono persone statisticamente più esposte al rischio suicidario proprio per la loro appartenenza ad una minoranza e per lo stress che ne scaturisce (il cosiddetto minority stress, concetto molto interessante che potete approfondire cliccando sul link della bibliografia consigliata), e mettere in pratica sciagurati tentativi di cambiarli aggrava questo pericolo, con tutte le conseguenze che un evento drammatico e traumatico di questo tipo ha, non solo sul ‘paziente’ stesso, ma anche sulla sua cerchia familiare, amicale, e sul medesimo psicoterapeuta. 

 

 

Vorrei ricordare che la Costituzione Italiana insegna che ‘tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di convinzioni personali e sociali’ (art. 3).
Se desiderate combattere le terapie riparative, potete firmare la seguente petizione, cliccando qui.

 

LETTURE CONSIGLIATE:

- Meyer I. H. (1995) "Minority stress and Mental Health in Gay Man", in Journal od Health and Social Behaviour, 36: 38-56 

 

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