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Psico Ricerca

... e tu ti arrabbi??

Dott.ssa Alessandra Paladino

 

Non sarai punito per la tua rabbia, sarai punito dalla tua rabbia”.
Buddha

 

 

…E noi ci arrabbiamo?
Che ci piaccia o meno la rabbia ci appartiene più di quanto possiamo immaginare!
Ognuno di noi ha avuto modo di sperimentare questa emozione in diverse occasioni nella propria vita. Basti pensare alla sensazione di avere il fumo che esce dalle orecchie, gli occhi iniettati di sangue, i canini allungati come quelli di Dracula, i muscoli del viso contratti, le sopracciglia aggrottate, il battito cardiaco accelerato e una strana sensazione di calore su tutto il corpo accompagnata dalla gocciolina di sudore che scorre lungo le tempie. Questo è ciò che accade quando siamo arrabbiati, anche se questa non è l’unica forma di espressione di questo stato emotivo. Nella nostra società spesso la rabbia si manifesta in modo più sottile e sotto mentite spoglie.

 

 

Tale fenomeno si potrebbe spiegare con l'effetto inibente esercitato dalla nostra cultura sul modo di vivere la rabbia, che assume una connotazione esclusivamente negativa con modalità espressive compromesse. La rabbia ha così cominciato un eccezionale gioco di travestimenti: a volte si manifesta sotto forma di sorriso cronico a denti stretti, altre volte si cela sotto forma di esagerato buonismo, altre volte ancora come impazienza e costante irritazione.

 

 

 Nonostante la rabbia venga spesso etichettata come emozione negativa da evitare in noi stessi come negli altri, in realtà di fatto diventa negativa e soprattutto distruttiva proprio quando viene misconosciuta, e dunque repressa. Se infatti reprimiamo troppo a lungo la rabbia interiore, questa rischia di esplodere in momenti inopportuni e soprattutto verso persone e situazioni che hanno poco a che fare con la causa originale dell'ira che ci ribolle dentro.

Inoltre la rabbia repressa può ritorcersi contro chi la prova, in alcuni casi con attacchi depressivi, alimentando anche un sentimento di inferiorità; in altri casi invece, quando la mente non riesce più a gestire i conflitti, il corpo si fa portavoce della sofferenza psichica indotta dalla rabbia repressa con sintomi quali mal di testa, mal di schiena, ulcere, psoriasi, ecc.. Per la nostra salute psico-fisica è fondamentale dunque imparare ad esprimere la collera in maniera appropriata e costruttiva. Imparare a manifestare la propria rabbia aiuta infatti a sviluppare fiducia in se stessi, a riconoscere i propri bisogni e a favorire relazioni più autentiche.

 

 

 

Fondamentalmente la rabbia è un meccanismo di protezione che ci segnala la presenza di qualcosa che non va, dunque agisce come un segnale d’allarme che non si può ignorare. In tal senso la psicoterapia può essere molto utile in quanto aiuta il paziente a riconoscere, a vivere e a sperimentare la propria rabbia, dunque a far pace con essa senza più temerla come qualcosa di distruttivo e malefico, senza più timore di essere da questa sopraffatto. Saper riconoscere e gestire la propria rabbia offre la possibilità di individuare e tenere a bada anche quella dell’altro, evitando così il rischio di diventarne il bersaglio.

 

 

La rabbia è un'emozione fondamentale molto antica che nasce dalla primordiale azione-reazione di attacco e fuga, attivata di fronte ad un pericolo concreto. Non è una creatura orribile che si è insediata in noi, bensì una reazione conservativa, un meccanismo di difesa, che ha permesso all'uomo la conservazione della specie. I termini linguistici che si riferiscono allo stato emotivo intenso della rabbia sono collera, esasperazione, furore ed ira. Irritazione, impazienza e fastidio, invece, esprimono lo stesso sentimento ma di intensità minore. 

L’emozione della rabbia nasce come reazione alla frustrazione. Wilhelm Reich ritiene che la rabbia sia “un'emozione secondaria rispetto alla frustrazione e questa, a sua volta, nasce dal dolore, dal mancato soddisfacimento di un nostro desiderio, ovvero, dall’impossibilità di raggiungere il piacere”. La rabbia, dunque, sembrerebbe nascere dalla frustrazione per mascherare il dolore sottostante. Ad ogni modo la relazione causale tra frustrazione e rabbia non è affatto così semplice e lineare: talora vanno presi in considerazione anche fattori attribuibili alla persona che induce frustrazione. Spesso, infatti, quello che più pesa nell'attivare un'emozione rabbiosa sembra essere proprio la volontà cosciente di ferire che si attribuisce all'altro, così come la percezione della mancata possibilità di evitare l'evento o la situazione frustrante. Insomma ci si arrabbia soprattutto quando viene percepita l'intenzionalità di ostacolare l'appagamento di un nostro desiderio/bisogno.
La psicoterapia è un eccellente strumento per aiutare ad elaborare questo processo, favorendo il riconoscimento della rabbia in tutti i suoi aspetti, migliorando la consapevolezza di sé e della sfera emozionale così da favorire relazioni interpersonali più sane e funzionali.

 

 

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