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Psico Ricerca

La conclusione della psicoterapia

 

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

Spesso gli articoli che riguardano la psicoterapia hanno a che fare con l’inizio di un percorso psicologico: quando chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta, in quale modalità, quali aspettative è bene che si generino nella mente del futuro paziente, … Eppure, che ci crediate o no, la psicoterapia ha un termine. Non mi riferisco all’interruzione della psicoterapia, dovuta a fattori esterni al rapporto terapeutico (quali, ad esempio, una improvvisa mancanza di denaro, un cambiamento di residenza, …), ma al momento in cui si arriva a non avere più bisogno dello psicoterapeuta. E quel momento arriva.

 

 

Innanzitutto, desidero sottolineare che la psicoterapia (rapporto terapeutico in cui si va dallo psicoterapeuta regolarmente una o più volte alla settimana per mesi o anni) deve essere praticata esclusivamente dagli psicoterapeuti e non da semplici psicologi, medici o peggio, da altri sedicenti ‘specialisti’ della psiche umana (counselor, pranoterapeuti, consulenti spirituali o matrimoniali, maghi, streghe). Per controllare se uno psicologo o un medico siano realmente abilitati a praticare la professione di psicoterapeuti è possibile controllare sui rispettivi albi regionali e/o nazionali. Per gli psicologi, è sufficiente cliccare il seguente link: https://areariservata.psy.it/cgi-bin/areariservata/albo_nazionale.cgi

Gli approcci degli specialisti della salute mentale rispetto alla conclusione di una psicoterapia possono essere vari: quello che è certo è che la conclusione di una psicoterapia non può mai essere decisa a priori. Come mai, vi chiederete, visto che nelle terapie mediche, spesso, lo specialista sa darci un limite temporale alle cure che prescrive? Qualcuno potrebbe pensare che la mancanza di una fine prestabilita possa nascondere qualche furbizia poco professionale ... e invece anche il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani evidenzia che non è possibile prevedere la durata di un intervento di questo tipo, così come la modulistica che facciamo firmare ai primi colloqui.
La fine di una terapia non è precisabile a priori in quanto ogni individuo è diverso dall’altro, ognuno necessita di tempi diversi per elaborare, metabolizzare i propri problemi; se ci pensiamo bene, però, questo accade anche in medicina, una scienza a ben considerare tutt’altro che esatta ... Ci sono persone che impiegano pochissimi giorni a riprendersi da un intervento chirurgico o da un incidente, mentre altre hanno tempi più lunghi e magari, a parità di condizioni, hanno anche bisogno di trattamenti aggiuntivi.

 


Un’altra questione rilevante, nel concludere una psicoterapia, riguarda la comunicazione di questo evento: chi decide che la psicoterapia debba concludersi, lo specialista o il paziente? Anche qui non ci sono ricette valide per tutti: in alcuni casi è il terapeuta che si accorge dei miglioramenti del paziente, in altri è il paziente stesso che fa presente il suo stato di migliorato benessere, in altri ancora è un pensiero che balena nella mente di entrambi. Quando uno dei due poli della relazione affronta il tema della conclusione della psicoterapia, ci si confronta sulle sensazioni e riflessioni elaborate in tal senso e, se si è d’accordo, si porta a termine il lavoro, magari decidendo anche una data ‘ipotetica’ (o ‘fatidica’, se volete …) di conclusione del rapporto.
Dal momento in cui terapeuta e paziente decidono che è arrivato il momento di separarsi … inizia un processo interiore di lenta separazione, di disinvestimento nei confronti dell’altro che ci permette di lasciare l’altro senza sentirci immersi nella dimensione dell’abbandono (che può investire entrambi i poli della relazione), sapendo anche che, in un momento difficile, abbiamo un bagaglio al quale attingere e una serie di nuove risorse nate proprio grazie alla psicoterapia.
È anche possibile che, a volte, dopo che è ufficialmente conclusa una psicoterapia, il paziente senta la necessità di fare ritorno a quel luogo sicuro, magari anche solo per qualche tempo; non c’è nulla di male, non significa annullare il lavoro già fatto, ma riaccomodare il tiro per procedere in autonomia. E se il paziente può provare mancanza dello psicoterapeuta, è anche vero il contrario: grazie all’alleanza terapeutica che si è instaurata, anche noi curanti ci leghiamo in un modo unico e particolare ai nostri pazienti e alle loro vicissitudini, anche noi dobbiamo elaborare la separazione da loro, accettando che non abbiano più bisogno del nostro supporto e anche riconoscendo a noi stessi di aver fatto un buon lavoro.

 

 

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