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Il “maternese”: il linguaggio segreto delle madri

Silvia Ferretti

Dott.ssa Silvia Ferretti

 

Sarà capitato a tutti di assistere alla comunicazione tra madre e bambino molto piccolo, fatta di sguardi, risatine, baci e quella modalità di parlare un po’ cantilenante; chi è genitore ne sarà stato anche protagonista attivo. Questo strano linguaggio, che a volte ci fa ridere o ci può apparire ridicolo, ha in realtà una straordinaria importanza.

 


E’ conosciuto dagli psicologi come “baby talking” o “maternese” (lingua delle mamme), ed è stato particolarmente studiato dallo psichiatra e psicoanalista dell’Infant Research Daniel Stern che ne ha sottolineato il valore. Tutte quelle variazioni di ritmo e tono che vengono del tutto spontanee alle mamme (o più in generale, al caregiver) fungono da amplificazioni dell’esperienza del bambino e sono canali fondamentali per la trasmissione delle emozioni che, come sottolinea Stern, non è diretta solo da madre a bambino ma anche da bambino a madre. Questo linguaggio musicale, questa sorta di canto è dunque tanto spontaneo quanto prezioso: attira l’attenzione del bambino e di conseguenza lo cattura e lo calma, lo fa sentire compreso e si costituisce come base per la sua futura vita emotiva. Il passaggio di espressioni emotive dalla madre al neonato e viceversa che si delinea come un piccolo concerto a due strumenti, definisce una stretta “vicinanza mentale” tra i due dialoganti. Il processo che conduce all’entrare in contatto con il proprio figlio, che Stern chiama “attunement” (sintonizzazione), fornisce al bambino la sensazione che le sue emozioni sono recepite, accolte e ricambiate.
Come già scritto poco sopra, Stern sostiene che le fondamenta della futura vita emotiva vengano poste proprio attraverso questo genere di esperienza; difficoltà emotive e relazionali del caregiver (ad esempio nel caso di una madre depressa) possono ostacolare la qualità delle prime esperienze intersoggettive, con possibili ripercussioni sulla crescita psicologica del bambino e dell'adulto poi.
Da anni gli scienziati sono convinti che già il feto dal sesto mese di gravidanza sia in grado di percepire alcuni suoni ed è possibile, dunque, che il maternese sia importante già in epoca così precoce e sia utile per distinguere la voce della mamma dalle altre rendendola, così, nota e familiare.

 

Le tre età della donna, Gustav Klimt (1905).


Da alcuni studi condotti negli Stati Uniti si è scoperto che il maternese non è peculiare sono delle mamme umane e dei loro bambini ma è anche diffuso tra femmine di altri primati e i loro cuccioli. E’ stato osservato in particolare che le scimmie Rhesus, in presenza dei loro piccoli, emettono suoni nasali e acuti molto simili al 'baby talking' teorizzato da Daniel Stern. Secondo questi studi, il maternese avrebbe per le scimmie la stessa funzione che ha per il genere umano: attirare l'attenzione dei cuccioli, stimolarli al gioco e alla relazione con gli adulti. Quindi, una funzione educativa e ludica al tempo stesso.
Per concludere, appare chiaro che la mamma, fin da subito, ha un grande potere sui propri figli…dunque, è bene utilizzarlo al meglio!

 

 

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