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Psico Ricerca

Sesto appuntamento con la professione psicologica: la psicologia dell’emergenza

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

Di emergenze, purtroppo, ne sentiamo parlare e ne leggiamo ogni giorno, basta collegarci al web o prendere in mano un qualsiasi quotidiano: i migranti ne sono un attuale, incalzante esempio, ma di situazioni di emergenza ne abbiamo avute molte altre. Pensiamo ad eventi come fu lo tsunami nell’Oceano Indiano il 26 dicembre 2004 che provocò decine di migliaia di vittime, ancora prima l’attentato alle Torri Gemelle di New York (11 settembre 2001), oppure l’orrendo massacro di Beslan (1-3 settembre 2004) o ancora il più recente disastro nucleare di Fukushima (Giappone) sempre dovuto ad uno tsunami dell’11 marzo 2011, che causò la morte di più di 15.000 persone, i terremoti dell’Abruzzo (2009) e di San Giuliano (2002), l'incendo nel traforo del Monte Bianco del '99 che costo' la vita a 39 persone, i recenti attacchi terroristici al Bataclan di Parigi (novembre 2015) o la strage di Nizza (luglio 2016).

 

 

In questi drammatici casi, naturali o provocati dall’uomo, le persone coinvolte in modo più o meno diretto devono confrontarsi con emozioni, sentimenti e condizioni davvero sconvolgenti: la perdita di persone care, il ferimento fisico di sé o degli altri, la distruzione parziale o totale della propria abitazione, la perdita dei propri beni. Dopo eventi del genere, la vita non sarà mai più la stessa; in alcuni casi, le persone rivivono costantemente scene riferite a quel drammatico accadimento e non riescono più a liberarsi da quegli choccanti ricordi. Le routine di persone, società, nazioni intere vengono letteralmente ribaltate e non sempre si è capaci di far fronte a carichi di angoscia di morte quali sono quelli che si generano naturalmente in questi episodi. Inoltre, l'eco di un evento traumatico ha degli inevitabili effetti anche sui soccorritori e, indirettamente, sulle loro famiglie, tutti aspetti dei quali è indispensabile farsi carico e affrontare in modo tale da diminuire il livello di stress e cercare di ristabilire una sorta di 'normalità' quanto prima. La maggioranza delle persone, in seguito al verificarsi di un evento catastrofico, tende a riprendersi in un arco di tempo compreso tra 6 e 16 mesi (dati estrapolati dalle linee guida dell'Ordine degli Psicologi del Lazio), ma non tutti hanno la medesima struttura di personalità e la stessa modalità di reagire.

Ci sono persone che non hanno problemi a chiedere aiuto psicologico, ma ne esistono anche molte altre che non lo hanno mai fatto o hanno timore di farlo; ci sono soggetti che sembrano aver superato il momento critico ma che a distanza di tempo lamentano malesseri somatici che fungono da segnale di un disagio squisitamente psicologico e altri ancora che, dopo la cosiddetta 'luna di miele' iniziale, crollano psichicamente in modo inaspettato e improvviso. Tutti elementi che chi lavora in questo ambito deve conoscere e sapere in quale modalità supportare. 

 

 

Le reazioni che piu' frequentemente si riscontrano tra individui traumatizzati sono raggruppabili in alcune categorie:

- EMOZIONALI: shock, collera, disperazione, irritabilita', disperazione, senso di colpa, dissociazione

- COGNITIVE: difficolta' di concentrazione e di memoria, confusione, distorsioni cognitive, calo dell'autostima e dell'autoefficacia, pensieri e ricordi intrusivi

- SOMATICHE: disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia), disturbi alimentari (iperfagia o calo dell'appetito), somatizzazione dell'ansia, cefalee, calo della libido

- INTERPERSONALI: alienazione, ritiro sociale, menomazioni a livello scolastico o professionle.

E' di fondamentale importanza conoscere la personalità di base dei soggetti prima dell'evento, ovvero la personalità pre-traumatica, in quanto ci sono persone più fragili di altre che sono in qualche modo maggiormente predisposte a sviluppare disagi nelle aree poco sopra elencate. E' molto frequente, in queste situazioni, l'insorgenza del Disturbo Post-Traumatico da Stress, un vero e proprio disagio psichico di competenza dello specialista psicologo, disturbo di cui Sigmund Freud si occupo' in modo molto approfondito grazie ai suoi studi sui soldati che avevano combattuto durante la prima guerra mondiale ed erano ad essa sopravvissuti, con tutte le inevitabili conseguenze a livello psicologico (le cosiddette 'nevrosi da guerra').

La psicologia dell’emergenza nasce per far fronte a situazioni di avversità di ampia magnitudo improvvise e urgenti causate da ‘maxiemergenze’ (ovvero accadimenti di grande dimensione collettiva) quali disastri tecnologici, calamità naturali (tsunami, terremoti, valanghe), eventi di natura sociale (attacchi terroristici, migrazioni, torture), gravi incidenti (stradali, lavorativi, internazionali). Gli psicologi che lavorano in questo campo prendono in carico gli individui che sono vittime di tali eventi o coloro i quali hanno assistito agli eventi catastrofici (ad esempio, i testimoni di incidenti stradali); inoltre, danno supporto e assistenza ai parenti delle vittime e ai soccorritori. E' essenziale che tali operatori siano stati precedentemente formati in psicologia dell'emergenza, che sappiano raccordare il loro lavoro con quello di altri operatori, che siano persone equilibrate e che in caso di necessità abbiano immediato accesso ad interventi di sostegno o soccorso (psicologico, medico, sociale).
La psicologia dell’emergenza origina dalla psicologia militare, dalla psichiatria d’urgenza e dalla disaster mental health; il modello anglosassone predilige l’approccio cognitivo-comportamentale, quello francese si allinea invece con i dettami della corrente psicodinamica. In Italia compare per la prima volta nel 1999 con la costituzione della SIPEM (Società Italiana della Psicologia dell’Emergenza).

 

 

In cosa consiste, nella pratica, il lavoro della psicologa dell’emergenza? Questa tipologia di professionisti si occupa di dare immediato sostegno emotivo ai soggetti in emergenza (strutturando e riorientando cognitivamente le vittime degli eventi critici), valutare la gravità del danno momentaneo e permanente, classificare diagnosticamente gli esiti degli eventi traumatici (molto frequente è in queste situazioni l’insorgenza del disturbo post-traumatico da stress), facilitare l’accesso a servizi psicologici, medici, assistenziali, focalizzando l’attenzione sulle fasce di persone più fragili (bambini, anziani, donne incinte), identificare fattori di vulnerabilità e di rischio, analizzare le caratteristiche psicofisiologiche e psicosociali dei soggetti in condizione di emergenza, valutare le risorse disponibili nelle vittime, accogliere e moderare le irruente ma naturali reazioni emotive delle persone coinvolte, gestire i diversi ruoli che le persone ricoprono durante eventi rovinosi, rinforzare aspettative realistiche di soluzione positiva dei vari problemi che si vengono via via a presentare.
Lo psicologo dell’emergenza deve inoltre saper gestire i rapporti con altri differenti professionisti che operano in condizioni di criticità, come medici, infermieri, assistenti sanitari, educatori, operatori del 118, volontari, forze dell’ordine, Croce Rossa, …

 


Inoltre, una volta superata la fase critica dell’emergenza, è indispensabile seguire i soggetti coinvolti anche successivamente, monitorando le persone e le loro condizioni di salute psicofisica e, più in generale, le comunità che sono state vessate dall’emergenza.
Per accedere alla formazione in psicologia dell’emergenza è indispensabile aver ottenuto la laurea magistrale in Psicologia ed aver praticato tirocinio in ambito clinico, sociale, dello sviluppo o delle organizzazioni. Lo psicologo dell’emergenza, inoltre, si occupa di prevenzione a tutti i livelli. Nel 2006 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha fissato i cosiddetti 'Criteri di massima sugli interventi psicosociali da attuare nelle catastrofi'; in questo testo si afferma che "nel contesto degli interventi a sostegno delle vittime di eventi catastrofici è necessario prestare la massima attenzione ai problemi di ordine psichiatrico - psicologico che possono manifestarsi sulle popolazioni colpite e sui loro soccorritori" (Gazzetta Ufficiale, decreto n. 200, 29/08/2006).

 

Dopo ‘quel giorno’ le emozioni che le immagini suscitano nelle persone

sono completamente cambiate.

Furukawa Hideo, 'Poola ritornerà', tratto da Scrivere per Fukushima

 

SUGGESTIONI LETTERARIE

 

- Autori vari (2012) Scrivere per Fukushima. Racconti e saggi a sostegno dei sopravvissuti del terremoto, Atmosphere Libri, Roma

- Ordine Psicologi Lazio (2013) Etica, competenza, buone prassi. Lo psicologo nella societa' di oggi, Raffaello Cortina Editore, Milano

- SIPEM (Società Italiana Psicologia dell'Emerngenza)

- CRI (Croce Rossa Italiana)

 

 

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