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Psico Attualità

Ostentazione o cultura? Questo è il dilemma

 

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

Durante le mie passeggiate da camminatrice errante e solinga mi scervello spesso su una riflessione: come differenziare l’ostentazione di cultura dalla vera e autentica ‘cultura’.
Non è semplice segnare un netto confine tra questi due elementi: a volte facciamo confusione tra chi si pavoneggia e chi possiede un’autentica sapienza.
Ogni volta che tento di segnare dei confini, ecco che questa distinzione mi sfugge prontamente dalle mani e una serie di contraddizioni mi compaiono come fantasmi davanti agli occhi: rinunciare a questi arrovellamenti mentali forse sarebbe la cosa più facile. Ma si sa, le cose facili, non sono interessanti: è la complessità quella che aguzza l’occhio, l’ingegno, che fa palpitare il cuore, sognare, inventare, viaggiare, volare.

 
Spesso, nella vita di ogni giorno, ci capita di pensare ‘Uh! Quella persona è davvero colta …’ ma poi, a ben vedere, di sapienza, in quell’individuo, non ce n’è traccia neanche sulla punta dell’unghia del dito mignolo. Molti chiamano ‘culturali’ attività, associazioni o progetti che non lo sono, facendo grande confusione tra ostentazione e reale possesso.
Se penso all’esibizione di sapienza e valore, mi viene in mente lo spassoso ‘Provaci ancora Sam’, dove l’imbranato, insicuro Woody Allen, per far colpo su una donna, la invita a casa propria spargendo per casa improbabili oggetti attestanti le sue mille abilità, come la medaglia di nuoto dell’infanzia, dischi, libri … Il risultato di queste esibizioni è esilarante per chi lo osserva, imbarazzante per chi lo mette in atto.

 

Proverò a passare in rassegna un elenco, di certo non esaustivo, di quegli elementi che NON fanno parte della grande famiglia che passa sotto il nome di ‘mondo del sapere, della conoscenza, della cultura’. Se di una cosa sono certa, questa è che la cultura non è ostentazione. Stiamo in guardia dalle apparenze: chi millanta di avere un enorme bagaglio culturale, nasconde nei suoi inferi personali abissi di imbarazzante ignoranza che cerca di camuffare con il contrario. Quindi orecchie aperte, occhi sgranati, narici spalancate: cerchiamo di essere attenti come lo sono, più di noi, i nostri amici del regno animale... e forse, grazie all’istinto, saremo in grado di sbrogliare la matassa.
L’ostentazione di cultura, si può estrinsecare in numerosi modi. Eccone alcuni:

- possedendo tanti libri. E’ anche possibile che chi tiene in casa o in ufficio numerosi tomi sia una persona di cultura e ne abbia letti molti, o forse tutti, ma non è sempre vero. Una volta affittai un appartamento con una enorme parete di libri: come un’ingenua, mi complimentai con il proprietario, il quale, ridacchiando, mi rispose che no, quelli erano libri che aveva comprato a caso tra le bancarelle, mai letto uno … per carità. Gli servivano libri per riempire quel pezzo di muro così grande che altrimenti sarebbe rimasto vuoto, dunque un brutto spettacolo per la vista: solo massa, nulla più. Anche in un film di Woody Allen un tale voleva acquistare un enorme quadro da un pittore per riempire una parete… con immensa indignazione dell’autore.
A volte, poi, comprare libri è una questione di consumismo: possiedo dunque sono, magari di quel libro ne ho già sette copie ma lo compro comunque, in economica mi mancava.

Un collega, anni fa, sbandierava ai quattro venti di aver letto l'opera omnia di Sigmund Freud in adolescenza: poveri noi, pensavo mentre ascoltavo queste amenità, una lettura straordinaria alla mia attuale età, una pesantata mostruosa scarsamente accessibile per la mente di un dodicenne.
In altri casi, l’acquisto di un testo è puro piacere feticistico: c’è chi trova sollazzo nel travestirsi da Belzebu’, c’è chi si diverte a lanciarsi da quarantamila km dalla terra, c’è chi raggiunge le vette della libidine avendo in casa, nello scaffale della biblioteca decine, centinaia, trilioni di libri che però non ha sfiorato nemmeno per caso quando spolverava la libreria. Lo stesso discorso vale per il possesso di cd, dvd, cd-rom, floppy disk e quant’altro: non basta il mero possesso ad attestare di essere un uomo, una donna, un asino di cultura.

 

 

- saper collegare titoli di libri e autori. Questo atteggiamento lo possiamo definire autentico sfoggio di cultura, e può anche essere un divertente passatempo quando non se ne hanno di migliori e quando l’altra persona conosce solo gli Harmony letti al ginnasio o 'Cuore' di Edmondo de Amicis che gli è stato traumaticamente imposto dalla sadica maestra delle elementari; meno divertente quando si tratta di averli veramente letti, quei libri, di averli incamerati dentro di sé, di conservarli vivi e attivi nella memoria e nel cuore, quella è davvero tutta un’altra storia. La conoscenza superficiale dei titoli e degli scrittori non è cultura: è vuoto siderale, truffa aggravata, clownerie, tristezza somma e niente altro. Non scherziamo ...

- conoscere tutte le incisioni o le edizioni di opere liriche, concerti, registrazioni, esecuzioni etc del tal direttore musicale, di quello specifico compositore, pianista, violista, trombonista, sapere a memoria i titoli di tutti i film di quel celebre, cervellotico, angosciante regista. Idem come sopra: è una conoscenza che rischia di essere solo di superficie, che nulla ha a che fare con le emozioni, la fantasia, gli stimoli che il mondo della cultura sa dare. Come dire, non confondiamo una ribollita handmade con un sofficino appena scongelato.

- dire di andare a vedere/sentire quello spettacolo, quel concerto, quella performance, quella mostra, quel museo, sbandierare ai quattro venti di essere abbonato al teatro dell’Opera, all’auditorium, al teatro tal de’ tali eccetera. Anche in questo caso, emerge una componente esibizionistico-voyeuristica di tale imbarazzante narcisismo che cozza decisamente con l’essere colti. Sembra come quando un bambino cerca di far vedere agli adulti che è grande anche lui: ci fa sorridere, che tenerezza.

Ho idea che la cultura sia silenziosa, riservata, taciturna; e impalpabile, come la musica, la più ‘aerea’, inconsistente delle arti, o come la lettura tra sé e sé. Preferisco restare ancora immersa nelle mie cogitazioni, senza troppo sbilanciarmi; mi lascio cullare dagli stimoli che ricevo, dalle ombre che la cultura sembra proiettare intorno a sé e che, a tratti, ho l’impressione di cogliere. Forse a breve avrò qualche nuova illuminazione: per ora restiamo sintonizzati.

 

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