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Psico Attualità

Quinto appuntamento con la professione psicologica: la Psiconcologia.

 

Dott.ssa Alessandra Paladino

 

Essere malati è una condizione che “sta stretta” sempre e comunque (per approfondimento ecco il link ad un nostro precedente post) ma l’impatto che la malattia neoplastica ha sull’equilibrio dell’individuo è ancor più sconcertante poiché rappresenta un vero e proprio trauma che minaccia la vita dell’individuo e che lo sottopone ad uno shock violento che espone il paziente a drastici cambiamenti nella propria personalità e nello stile di vita personale e relazionale.

 

 

Il momento della comunicazione della diagnosi è vissuta come un’ “aggressione”, una “cosa cattiva”, una vera e propria “punizione”, e attiva una serie di domande come “perché proprio a me?”, “qual è la causa della malattia?”, “cosa ho fatto di male per meritarmelo?”, “perché proprio ora?”. Questi interrogativi sono l’espressione del bisogno umano di trovare un significato alla propria esperienza neoplastica, lo sforzo di allontanare l’attenzione dal profondo dolore derivante dalla nuova condizione e il disperato tentativo di mantenere un’apparente sensazione di riuscire ancora ad esercitare un certo controllo sugli eventi.
Sia il momento della diagnosi che le successive fasi della terapia attivano nel paziente profonde reazioni emotive e intense angosce di solitudine, di abbandono, di paura e di morte, oltre all’ansia per l’ignoto, ad un forte senso di impotenza, alla disperazione e tanta rabbia. A tal proposito ritengo sia utile riportare lo stralcio di un sogno di una paziente oncologica: «mi sono sentita come se fossi stata travolta da uno tsunami, volevo nuotare ma non ci riuscivo …». La sensazione di “non avere più scampo” è tipica di chi è affetto da neoplasia anche se poi la struttura di personalità dell’individuo, le caratteristiche specifiche della malattia oncologica e l’ambiente socio-familiare del paziente possono essere determinanti nel rendere questa esperienza più o meno traumatica. Ad ogni modo, tutti questi vissuti necessitano di essere accolti e contenuti per poi essere elaborati così da provare ad alleviare la sofferenza del paziente, per quanto possibile.

 


È questo campo in cui interviene la Psiconcologia (o Psicologia Oncologica), cioè quella disciplina che si occupa, in modo specifico, delle variabili psicologiche connesse alla patologia neoplastica e in genere alle implicazioni psico-sociali dei tumori. Essa si è sviluppata, e continua ad evolversi, proprio in virtù della necessità di intervenire sulle complesse problematiche psicologiche ed emozionali che interessano la maggior parte dei pazienti affetti da cancro e della sua costellazione familiare. I bisogni del malato in generale, del malato oncologico nello specifico e dei suoi familiari, sono molto importanti, anzi fondamentali e decisivi per gli esiti stessi dell’andamento clinico e terapeutico. Questi, troppo spesso, sono poco compresi e per niente accolti, e ciò può indurre la persona ad uno stato di maggiore tristezza, rabbia, delusione, e rassegnazione, tutte condizioni psichiche che vanno a sommarsi alla già precaria condizione del paziente.
L’esperienza dell’essere un malato oncologico ha a che fare, oltre che con tutte le implicazioni mediche, con una vasta gamma di fattori che hanno una ripercussione strettamente psicologica come i considerevoli cambiamenti nella quotidianità personale, familiare e professionale, il diverso approccio alla vita e, in alcuni casi, l'aggiunta di gravi e incisivi cambiamenti del quadro somatico (lesioni, amputazioni, asportazioni) che determinano importanti cambiamenti rispetto all’immagine che si ha di se stessi. Questa cornice modifica la propria auto-percezione e mina la propria autostima determinando una profonda alterazione dell'assetto psicologico della persona ed una costellazione di nuovi vissuti intrapsichici che necessitano di essere accolti: è per tali motivi che è assolutamente necessario l’intervento della Psiconcologia, una disciplina in grado di contenere e limitare la sofferenza psicologica ed evitare che questa si ripercuota, magari con sintomi psicosomatici, sul dolore fisico.

 



La Psicologia Oncologica vuole essere il risultato ultimo di una convergenza tra la Psicologia - che si focalizza in particolare sugli aspetti più soggettivi espressi dal paziente neoplastico attraverso i suoi sintomi e la sua sofferenza - e l’Oncologia, specifica branca della medicina che se ne occupa, che privilegia gli aspetti più oggettivi e tangibili dei medesimi sintomi, della sofferenza stessa. Il suo fine ultimo è promuovere la salute del paziente, intesa in modo globale cioè psicofisico, tramite un approccio multidisciplinare alla patologia neoplastica. Essa, infatti, si rifà alla moderna concezione della malattia, il cui principio-base è la centralità dell'individuo e l'influenza reciproca tra psiche e soma. Dunque i bisogni del malato, sia psichici che fisici, sono importantissimi ed egualmente funzionali alla cura della persona. La Psicologia Oncologica è dunque un esempio importante di come la disciplina psicologica possa e debba trovare la propria collocazione accanto alle scienze mediche, per una comprensione unitaria della persona affetta da patologia.

 



Per eventuali approfondimenti è possibile consultare i link sottostanti:


- SIPO (Societa' Italiana di Psiconcologia)
- LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori)
- AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro)
- KOMEN (per la lotta ai tumori al seno)

 

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