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Psico Attualità

Australia: la terra dei nativi.

 

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

 

Il Barramundi, generoso e squisito pesce australiano.

 

I popoli che hanno originariamente occupato le terre australiane hanno prodotto miti, simboli e leggende davvero affascinanti che permangono tuttora nella cultura 'Aussie' e colpiscono profondamente la sensibilità degli stranieri. Alcune parole 'aborigene', per esempio, sono molto ricorrenti nel gergo australiano e nel panorama delle metropoli di questa splendida isola: la famosissima Bondi Beach, ad esempio, deve la propria etimologia al termine 'bondi' o 'boondi' che, in aborigeno, significa 'rumore delle onde che si infrangono sugli scogli', ma anche il termine wombat (che identifica un magnifico tipo di marsupiale) è una parola aborigena, così come Parramatta (distretto finanziario di Sydney), Barramundi (pesce tipico delle zone aborigene) ... persino il nome della capitale, Canberra, deve la propria etimologia alla lingua dei nativi.

 

 La spiaggia di Bondi (pronuncia: 'Bondai') Beach.

 

Un fantastico esemplare di wombat (marsupiale).

 

Non dimentichiamo il mitico boomerang, inventato proprio dai nativi australiani (originariamente un'arma da lancio usata in guerra e per cacciare), o il didgeridoo, antichissimo strumento musicale ad ancia labiale creato dai nativi del Nord Australia e ricavato da un ramo di eucalipto. Attualmente vengono realizzate mostre dedicate all'arte aborigena e linee di abbigliamento ispirate alle fantasie cromatiche di questi popoli: non dimentichiamo alcuni famosi personaggi in ambito sportivo, come Evonne Goolagong che nel '71, a soli 19 anni, vinse il torneo di Wimbledon, il nuotatore Geoff Huegill, … e molto altro ancora.

 

Un uomo suona il didgeridoo.

  

I nativi australiani (che non amano essere denominati 'aborigeni'), giunsero in Australia circa 40.000 anni fa, probabilmente dal Sud-Est asiatico e si insediarono fino a raggiungere le terre della Tasmania (lo stato più a Sud del continente); vissero per lungo tempo isolati dal resto delle popolazioni, dedicandosi alla caccia, alla pesca e alla raccolta dei molluschi. I nativi australiani hanno dato vita a più di 200 lingue tra le quali numerose lingue dei segni, creando una copiosa e originale cultura non scritta, intrisa di forte spiritualità.
Tutto questo 'celebrare' i tempi passati e gli esseri viventi che, per primi, popolarono questa terra è davvero molto pregevole; fa pensare che gli Australiani siano davvero devoti ai popoli nativi. Peccato per alcuni piccoli particolari, essenziali da conoscere per sapere davvero cosa è successo a questa popolazione che, ad oggi, è in via di estinzione come i koala e i quokka (altri splendidi marsupiali endemici australiani).

 

 Esempio di arte aborigena.

 

A fine '700 questo popolo è stato letteralmente massacrato dalla violenza dei Britannici: i colonizzatori, infatti, grazie all'escamotage del principio di 'terra nullius', ritenendo che questa terra così remota fosse disabitata, non presero in considerazione l'occupazione di questi territori da parte dei nativi e, come sempre accade, se ne appropriarono senza troppi complimenti. L'inaudita brutalità con la quale i Britannici hanno decimato i cosiddetti aborigeni (arrivando addirittura a fare loro doni alimentari avvelenati), insieme alla schiavitù che fu loro imposta (lo sfruttamento di uomini, donne e bambini ritenuti 'forza lavoro') e all'impatto devastante che ebbero su di loro le malattie degli Europei, hanno ridotto, oggi, i nativi, a condizioni umane davvero desolanti. In Tasmania i nativi hanno avuto vita ancor più breve: mentre oggi nelle grandi città è possibile intravedere qualche individuo loro discendente, nell'isola di Tasman l'ultima donna, Truganini, è deceduta nel 1856!

 

 Truganini, l'ultima aborigena tasmana, era nata ad Hobart nel 1812.

 

Oggi questo popolo vive quasi completamente emarginato dalla società, in condizioni di precarietà e sostanziale povertà, abita zone rurali scollegate dalle imponenti metropoli ed è vittima dell'abuso di sostanze stupefacenti e dell'alcool.
Dal 1998, il 26 maggio è stato istituito il 'National Sorry Day', la giornata del dispiacere, una modalità con la quale gli Australiani (discendenti dai popoli colonizzatori) chiedono formalmente 'scusa' per il genocidio perpetrato negli anni dai loro predecessori nei confronti dei nativi Aussie. Può bastare questo, per sentirsi in pace con la coscienza e spazzare via l'iniquo calpestamento dei diritti umani di questa gente? Cosa può fare, ad oggi, la Rete Europea per i diritti degli Indigeni Australiani, dopo quanto accaduto? Non ci resta che raccogliere qualche memoria di questo popolo, 'cocci' rimasti a terra che fanno intravedere attraverso uno specchio incrinato la straordinaria originalità di un'etnia fantasma. Il ricordo della cultura 'aborigena' è senza dubbio suggestivo e stimolante ma non dobbiamo nasconderci l'ignobile ingiustizia che gli esseri umani hanno commesso nei propri confronti.

 

 

La bandiera dei nativi: il sole al centro, la striscia nera rappresenta il colore della loro pelle, il rosso il colore della terra Aussie.

 

LINK UTILI

- European Network for Indigenous Australian Rights

 

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