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Psico Attualità

Un tuffo nel mondo della disabilita': quando è l’operatore a ricevere il dono più grande

 

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

Il 3 dicembre è stata istituita la giornata internazionale dedicata alla disabilita'.

 


Nel 2001 ho iniziato a lavorare nelle scuole come assistente alla comunicazione di alunni con disabilità uditiva: poi, dopo alcuni anni, sono entrata nel mondo della cecità e della sordocecità. Da quel momento in poi, ho spesso percepito da parte dei 'non addetti ai lavori' reazioni bizzarre e davvero incomprensibili. Sguardo da Bambi che fissa verso il bosco, occhio sbarrato come perso nel vuoto cosmico; le persone che non hanno mai avuto contatti con la disabilita' mostrano spesso reazioni di choc miste a pietà, incredulità, commiserazione. Mi sono sentita dire frasi che per nulla rispecchiavano la mia, seppur personale esperienza: frasi che tradivano fraintendimento, senso di colpa, orrore dell’ignoto e il retro-pensiero ‘meno male che qualcuno fa questo sporco lavoro’. ‘Deve essere mooolto duro … !’ … ‘Come ti ammiro!’, sono frasi che ancora oggi risuonano nella mia testa e continuano a lasciarmi perplessa: perché nella mia esperienza pratica, non è questo ciò che è stato.

 

Lo sguardo alla Bambi ... di Bambi.

 

La cosa più complessa, nel lavoro svolto con disabili della vista e dell’udito, ritengo sia l’attività di raccordo tra le diverse figure di riferimento degli alunni: i genitori, i professori, gli specialisti della ASL, gli altri assistenti che si occupano dello stesso caso. Quello sì che è un duro lavoro! Spesso noi operatori ci troviamo a non essere ascoltati, a doverci adattare a bizzarre situazioni già preconfezionate, a lottare per far valere principi e modelli che sarebbero più utili all’alunno di quanto non si creda. E poi ci sono i ragazzi disabili: con le loro speranze, il loro desiderio di sentirsi parte della classe, integrati con i loro coetanei, con la loro voglia di vivere secondo gusti e sfumature personali. Ci sono le persone con le loro teste, i loro cuori: a volte gli adulti pensano di sapere cosa sia ‘meglio’ per questi ragazzi, senza considerarli né tenere a mente le loro priorità.

 

 

La lingua dei segni tattile, una delle modalità che permettono la comunicazione con le persone sordocieche.

 

Lavorare con alcuni dei ragazzi disabili che ho preso in carico, nella mia esperienza professionale, non è stato ‘moooolto duro’ ma MERAVIGLIOSO. Li ricordo sempre con amore e tanta riconoscenza, li seguo, anche se a distanza, nei loro cammini, a volte difficoltosi, a volte pieni di soddisfazioni, li accolgo per quello che sono e per ciò che sognano.

Spesso, la gente che è estranea alla disabilità crede di vivere su una nuvoletta di pan di Spagna: sotto alla nuvoletta, invece, vivono gli sfortunati, i cosiddetti ‘infelici’ (questa oscena espressione!). Mi sono accorta, invece, che l’universo apparentemente menomato di questi individui può costituire un punto di vista in grado di arricchire il nostro mondo plurisensoriale e apparentemente ben equipaggiato. Affiancare una persona disabile può insegnarci a comunicare in modi diversi dall’ordinario, a compensare certe carenze attraverso abilità innate o competenze coltivate nell’esperienza di tutti i giorni, a scoprire nuovi modi di pensare e di vivere … e, come dice il detto, si impara che si può davvero fare di necessità virtù, perché ci si trova a combattere nella trincea della vita reale e non con un videogioco virtuale. E in questi casi o vivi o soccombi.

 

'La colonna rotta' (1944), un'opera della pittrice messicana Frida Kahlo: in questo autoritratto l'autrice ha voluto ricordare i mesi trascorsi a letto, ostaggio di un busto indossato per contenere la rottura in tre parti della colonna vertebrale causata da un grave incidente.

 

È incredibile, ad esempio, entrare nel mondo privo di suoni dei sordi e rendersi conto che per comprendere l’altro può bastare anche un semplice sguardo, accorto, empatico: un sopracciglio più aggrottato del solito, una smorfia con le labbra, un’alzata di spalle involontaria, tutti segnali corporei che sanno parlare molto più di mille parole e l’altro può leggere nella nostra mente senza bisogno di nulla.
Sembrerà assurdo, ma mi sono accorta che a volte, le persone con disabilità sono per certi aspetti avvantaggiate rispetto ai cosiddetti ‘normodotati’: un’alunna cieca, di fronte ad un’affermazione apparentemente neutrale, ti fa notare che dall’intonazione della tua voce ha capito qualcosa che tu avevi tentato maldestramente, goffamente di dissimulare, magari pensando di poterla ferire o di essere indelicata. E invece ... tanata! Questi ragazzi ti costringono a essere sincera: non puoi mentire, con loro sembra quasi di essere sotto ‘la macchina della verità’ …!
Nudi, come privi di schermi e di difese: è così che, in alcuni frangenti, ti fanno sentire questi ragazzi. Grazie ai sensi residui, potenziati a volte in modo straordinario, chi ha una disabilità può riuscire a ‘vedere’ l’altro con occhi interiori che vanno decisamente al di là della retina, del cristallino, della pupilla. Vivere quotidianamente con una difficoltà cronica può rendere migliori, affinare la sensibilità, aprire varchi impensabili e farci accedere a dimensioni nuove e creative. Respirare quest’aria fresca può portare a grandi trasformazioni anche in chi vive una vita senza grossi scossoni.

 

  Il metodo Malossi.

 

Un’altra unica esperienza che ho sperimentato in questo incredibile lavoro è quella di fungere da mediatrice, filtro, modulatrice e ricettrice di fatti: quando l’alunno non può leggere la lavagna perché privo di vista, l’operatore si trasforma nei suoi occhi, quando il bambino non può seguire la lezione perché non sente, è l’assistente il suo orecchio. A volte, come organi sensoriali, non riusciamo a funzionare neanche un granché: i fraintendimenti, gli errori, le interpretazioni troppo personali sono all’ordine del giorno! Ma i ragazzi sanno sorriderci bonariamente, se non siamo perfetti come vorremmo e ci ricompensano nel profondo, ripagando tutti gli sforzi.

 

Immagine dal sito SENSE.

 

Chi ha la fortuna di entrare nel mondo dei sordociechi, poi, vive come la sensazione di poter toccare il cielo con un dito: persone che fino a non molti anni fa venivano chiuse all’interno di istituti e isolate in quanto non si conoscevano la lingua dei segni tattile (LIST) o il metodo Malossi, oggi possono, tramite operatori e/o grazie alle nuove tecnologie, leggere libri, ‘vedere’ film, navigare su internet, consultare il Televideo, chiacchierare con i ‘normo’. Una specie di miracolo, un'epifania: con l’impegno, lo studio e la pratica, si osservano le barriere sensoriali cadere miseramente.

Siamo tutti diversi, abbiamo le nostre grandi o piccole disabilità, facciamo tanti sbagli… Non dimentichiamo mai che dalle difficoltà, nostre o degli altri, possiamo sempre ricavare stimoli per migliorare e arricchire il nostro bagaglio esistenziale: a chi è in difficoltà possiamo dare molto, ma riceviamo altrettanto ... se non di piu'. Questo è quello che ho capito da quando mi sono ‘tuffata’ nel mondo della disabilita': in quel bosco, così fertile, così ricco, ho raccolto a piene mani quanto ho potuto. Ora, a distanza di anni, assaporo con piacere i frutti che ho curato, raccolto e conservato gelosamente.

 

@ Giorgia Aloisio

Uno scatto al Centro Diurno del S. Alessio - Margherita di Savoia (Roma).

 

LINK UTILI:

 

- SENSE: for deafblind people (UK)

- BLINDSIGHT

 

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