Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più clicca su "Più informazioni"

Benvenuto su nonsolopsicologia.it

Psico Attualità

La triste storia delle miniere del Congo.

 

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

Diamanti, oro, cobalto, rame, stagno, tantalio, wolframite: questi sono alcuni dei preziosi minerali che si possono trovare nel Congo, in particolare nella zona orientale del paese, dove è localizzata la miniera d’oro di Bavi, una delle principali della nazione. Ci può interessare? Cosa ha a che fare con noi questa zona del mondo, tra le più ricche di risorse del continente africano ma anche tra le zone più povere dal punto di vista finanziario? Come possiamo essere coinvolti in questa orrenda storia noi che viviamo nelle nostre confortevoli casette a chissà che distanza da laggiù? E invece lo siamo e non poco...

 

 

Cristallo di wolframite, una delle principali fonti di tungsteno, metallo utilizzato per produrre le lampade.

 

In queste zone della Repubblica Democratica del Congo, la raccolta di questi preziosi materiali ha scatenato la furia e il folle sfruttamento da parte di alcune note multinazionali che, da anni, evidentemente con la copertura di governi compiacenti, impongono un durissimo e iniquo lavoro a uomini, donne, bambini e anziani senza alcun ritegno e quasi senza riconoscimento economico: in questi paesi, ricchi di simili materiali, si sopravvive senza acqua corrente e senza elettricità, in baracche di paglia e legno, i bambini, spesso dotati precocemente di armi, sono ridotti in fin di vita perché malnutriti o del tutto privi di cibo, le donne vengono regolarmente abusate sessualmente (secondo uno studio del 2007, sono oltre un milione le donne vittime di violenza), si cerca di campare tra miseria estrema e dilagante alcolismo.
‘Voglio che tutti sappiano che i minerali contenuti nei nostri cellulari, computer o macchine fotografiche finanziano la violenza’: sono le parole del fotografo Marcus Bleasdale che ha realizzato un interessantissimo reportage per National Geographic tutto dedicato alle attività minerarie di queste località congolesi e che desideriamo condividere con voi (per visualizzarlo, cliccare qui).

 

@ Marcus Bleasdale  

Foto di Marcus Bleasdale

 

Intel, Motorola e HP, alcuni anni fa, hanno iniziato a indagare sulla provenienza dei materiali utilizzati nella realizzazione dei loro prodotti: nel 2012, la Intel ha potuto assicurare i suoi clienti sul fatto che il tantalio contenuto nei suoi processori fosse ‘conflict free’, cioè estratto dalle miniere in modo pulito e rispettoso della dignità e del lavoro delle persone. Non si può dire lo stesso della Nintendo che, come conferma anche il sito dagospia (clicca qui), sfrutta a piene mani i materiali di queste zone senza alcun tipo di preoccupazione in tal senso. Intendiamoci, le miniere cosiddette ‘verdi’ esistono anche in Congo: purtroppo, però, sono ancora numericamente scarse (circa il 10%).

 

 

Fonte: www.dagospia.com

 

In Italia di questa faccenda praticamente non se ne sente mai trattare. Negli USA, invece, la questione è molto dibattuta e nel 2010, Barack Obama ha firmato un pacchetto di riforme che hanno incluso anche l’obbligo, da parte di alcune società americane quotate in borsa, di dichiarare se nei loro prodotti fossero contenuti minerali estratti dalle miniere del Congo o dalle zone circostanti; sempre nel 2010, l’OCSE ha realizzato e divulgato una guida che consente di tracciare i minerali e conoscerne la provenienza, mentre nel 2011 il Governo Britannico ha dedicato una sezione del sito web relativo a Foreign & Commonwealth Office ai ‘minerali in conflitto’. Questo naturalmente non è sufficiente a pulire quei diamanti e quelle pietre preziose dall’orribile sfruttamento che continua a mietere vittime in questa parte del globo (che tra l’altro si auto-definisce, con non indifferente ipocrisia, ‘repubblica democratica’). Dal canto nostro, riteniamo indispensabile che questo tipo di informazione venga fatta e divulgata il più possibile: questi orribili crimini non possono per nulla restare sepolti nell’indifferenza o nell’ignoranza, devono, invece, essere posti all’attenzione di tutti, per diffondere cultura, nutrire la nostra coscienza sociale e renderci consapevoli del fatto che abitiamo lo stesso pianeta.

 

Fonti/siti suggeriti:

 

www.dagospia.com

Articolo pubblicato su National Geographic

 

FaceBook  Twitter  

Archivio

Powered by mod LCA

Cerca nel sito