Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più clicca su "Più informazioni"

Benvenuto su nonsolopsicologia.it

Psico Attualità

Gli orfani bianchi: la tragica storia dei bambini dell'Est Europa.

Dott.ssa Giorgia Aloisio

Negli ultimi decenni numerose persone hanno abbandonato Ucraina, Moldavia e Romania alla ricerca di condizioni di vita migliori: si tratta di uomini e donne che, in molti casi, hanno lasciato in terra natia i loro figli, quelli che comunemente vengono denominati ‘orfani bianchi’. Sono chiamati in questo modo perché i loro genitori sono ancora in vita ma, per molti aspetti, è come se questi bambini fossero rimasti soli al mondo: lasciati alle cure di altri, magari anche all’interno di istituti (orfanotrofi) o completamente abbandonati a loro stessi, questi bambini faticano a crescere. In Ucraina, ad esempio, il numero di ‘lasciati indietro’ (come recita lo slogan ‘Left Behind’, titolo di associazioni non governative, seminari e convegni) oscilla tra i 130.000 e i 300.000, dei quali almeno 70.000 vivono stabilmente in orfanatrofio o istituti di questo genere. Dai dati disponibili sembra che la situazione peggiore, in Europa, si riscontri in Moldavia, piccola repubblica orientale compresa tra Romania e Ucraina, uno degli stati più poveri di quest’area geografica.

 

 

L’isolamento e la lontananza dei genitori, come sappiamo, hanno un forte impatto sullo sviluppo psicofisico di un individuo: quando la separazione dura a lungo e se le condizioni di vita sono troppo dure, i bambini rischiano di ammalarsi più spesso a causa di un netto indebolimento del sistema immunitario. Non si tratta solo di malattie fisiche ma anche di forti disagi di natura psichica, come l’anoressia e gli altri disturbi del comportamento alimentare, la depressione, l’ansia e i suoi quadri sindromici, i disturbi dell’apprendimento, l’apatia e quella condizione di ‘indifferenza’ al mondo, comune ai bambini che vivono queste situazioni, che porta a senso di noia e distacco dalla realtà circostante. Una volta diventati adulti, questi soggetti, così frustrati nei loro bisogni fisici e psichici, accumulano un forte carico di rabbia tale da rischiare più di altri di venire abusati sessualmente, diventare tossicodipendenti, alcolisti, di esplodere in gesti di pericolosa aggressività.
La disperazione arriva a livelli spaventosi e coinvolge anche l’eventuale genitore rimasto in patria con i bambini, con tutte le devastanti conseguenze a livello di sviluppo individuale, rapporti familiari e socializzazione. In alcuni casi, purtroppo, questi bambini entrano in tunnel senza via d’uscita e arrivano a morire di fame o a suicidarsi.

 

 

Silvia Dumitrache dirige la Adri Onlus (Associazione delle Donne Romene in Italia) e lavora sodo per riunire genitori e figli, anche virtualmente: attraverso il suo progetto, molte famiglie hanno avuto la possibilità di ritrovarsi, comunicare regolarmente e a titolo gratuito tramite l’uso di Skype in numerose biblioteche del mondo (programma ‘National Biblionet’). Anche l’Albero della Vita opera in questo senso: nata nel 1997, questa onlus dedicata all’infanzia ha creato un network che coinvolge non solo l’Italia ma numerosi altri paesi (Svizzera, Slovacchia, Repubblica Ceca…): un grande lavoro in questo senso viene costantemente svolto anche da altri enti che riportiamo alla fine di questo post affinché queste informazioni vengano divulgate e condivise il più possibile. 

Il nostro blog sostiene queste iniziative e vi invita a visitare i siti internet di queste importanti organizzazioni. 

 

Link utili e fonti:

Children Left Behind

Albero della Vita

Fondazione Patrizio Paoletti

EAST - Rivista di geopolitica

FaceBook  Twitter  

Archivio

Powered by mod LCA

Cerca nel sito