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Psico Attualità

Un viaggio all’interno della “città dei pazzi” …il Manicomio Provinciale di Santa Maria della Pietà

Dott.ssa Alessandra Paladino

 

Durante una giornata un po’ meno intensa sul fronte lavorativo decido di dedicarmi qualche momento di relax facendo una bella passeggiata rigenerante, ma dato il caldo capitolino trovare un’area verde abbastanza fresca e ombreggiata è fondamentale. Ed è così che mi sono ritrovata a camminare tra i padiglioni del Santa Maria della Pietà, vasta area verde di Roma, nel quartiere Monte Mario, nota per essere stata in passato la sede del più vasto ospedale psichiatrico della capitale e d’Europa.
Durante la passeggiata sono stata colpita dall’atmosfera del posto, dai diversi padiglioni (alcuni in uso, altri purtroppo fatiscenti e abbandonati), dalla street art che abbellisce e decora gli edifici, dalla quantità e varietà di persone che ho incrociato: famiglie, anziani con cagnolini al seguito, amici riuniti a chiacchierare sulle panchine, sportivi variopinti di tutte le età.
Da qui è iniziato il viaggio all’interno di quella che un tempo è stata la città dei pazzi. Ho iniziato a fantasticare su come sarebbe stato passeggiare su quelle stesse strade prima del 1978 (anno della legge Basaglia che decretava la chiusura dei manicomi italiani), attraversando i cambiamenti a cui è andata incontro questa struttura che ancora oggi si presenta un pò tenebrosa e un pò magica, e suggerisce storie di persone e fantasmi, di follia e di sanità, di passato e presente.

 

Storia del Santa Maria della Pietà

Foto scattata durante la passeggiata

 

Storia del Santa Maria della Pietà

Nel 1909, per iniziativa del senatore Alberto Cencelli, sulla collina di Monte Mario (località S. Onofrio) cominciarono i lavori per la costruzione del nuovo ospedale psichiatrico, progettato da Edgardo Negri ed Eugenio Chiesa, denominato per l’appunto Manicomio Provinciale di Santa Maria della Pietà. La struttura iniziò a funzionare il 28 luglio 1913 e fu inaugurato ufficialmente da Re Vittorio Emanuele III il 31 maggio 1914.
In realtà l'istituzione del Santa Maria della Pietà ha origini ben più antiche. Era stata infatti fondata a metà del ‘500 da un sacerdote e due laici inizialmente nei pressi di Piazza Colonna, ed era preposta all'accoglienza dei numerosi pellegrini attesi per l'Anno Santo 1550, e solo in seguito si dedicò all’aiuto ai poveri, ai vagabondi, ma soprattutto all'accudimento dei matti.

Il complesso del Manicomio Provinciale comprendeva quarantuno edifici ospedalieri, di cui ventiquattro erano padiglioni adibiti alla degenza e i rimanenti erano destinati ad uffici e servizi vari. Data la vasta area su cui sorgeva, il Santa Maria della Pietà è stato il più grande Ospedale Psichiatrico d'Europa, con una capacità di oltre mille posti letto. Per rendere l’idea basti pensare che nel 1963 l'organico dell’ospedale era composto da un direttore, due vicedirettori, dodici primari, diciotto assistenti e circa settecento infermieri.

 

Santa Maria della Pietà è stato il più grande Ospedale Psichiatrico d'Europa

Foto datata del Santa Maria della Pietà

 

Come era organizzato l’ospedale psichiatrico più grande d’Europa

Il manicomio presentava una rigida divisione tra l'area maschile e quella femminile; la ripartizione dei malati non veniva fatta in base alla patologia psichiatrica bensì al comportamento che i pazienti manifestavano. La struttura accoglieva quindi un insieme eterogeneo di degenti altamente diversi per età, gravità della patologia ed approccio terapeutico. In un contesto tanto segregante e disumanizzante, l'inattività dei pazienti, lo stato di abbandono alla loro stessa condizione, l’uso diffuso di terapie aggressive come l’elettroshock, portavano inevitabilmente ad un peggioramento dello stato di salute che rappresentava la naturale evoluzione della malattia psichiatrica a quei tempi.

 

Quale legge regolamentava l'accesso all'ospedale psichiatrico?

Quando l’istituto Santa Maria della Pietà iniziava la sua attività, per legge il ricovero era motivato sulla base di un certificato attestante uno stato di pericolosità per sé o per gli altri o per atteggiamenti di pubblico scandalo: non sorprende, dunque, che ben presto si giunse ad un sovraffollamento della struttura con oltre duemila ricoveri. Tale Legge del Governo Giolitti, n. 36 del 14 febbraio del 1904 “Disposizioni sui manicomi e sugli alienati. Custodia e cura dei mentecatti”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 43 del 22 Febbraio 1904, era composta di 11 articoli di cui il primo recitava: 

ART. 1. DEBBONO ESSERE CUSTODITE E CURATE NEI MANICOMI LE PERSONE AFFETTE PER QUALUNQUE CAUSA DA ALIENAZIONE MENTALE, QUANDO SIANO PERICOLOSE A SE' O AGLI ALTRI E RIESCANO DI PUBBLICO SCANDALO E NON SIANO E NON POSSANO ESSERE CONVENIENTEMENTE CUSTODITE E CURATE FUORCHE' NEI MANICOMI. SONO COMPRESI SOTTO QUESTA DENOMINAZIONE, AGLI EFFETTI DELLA PRESENTE LEGGE, TUTTI QUEGLI ISTITUTI, COMUNQUE DENOMINATI, NEI QUALI VENGONO RICOVERATI ALIENATI DI QUALUNQUE GENERE…


Questa legge è stata in vigore fino all’ emanazione della Legge Basaglia, n. 180 del 13 maggio 1978 che di fatto ha imposto la chiusura dei manicomi ed ha regolamentato il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Le norme della legge Basaglia regolano a tutt’oggi l'assistenza psichiatrica in Italia, ed hanno fatto del nostro paese il primo, e finora unico al mondo, ad abolire gli ospedali psichiatrici.

 

 Franco Basaglia

 Foto di Franco Basaglia

 

Chi erano gli ospiti del Santa Maria della Pietà

Intraprendendo un viaggio all’interno della 'città dei pazzi' tra i diversi padiglioni si ricordano: il XVIII dei criminali, con mura di cinta di quattro metri; il XIV degli agitati; il XII dei pericolosi, per chi aveva tentato la fuga e/o il suicidio; il XVI per pazienti con la tubercolosi. Vi erano inoltre padiglioni riservati ai bambini, ai fanciulli oligofrenici con più di 14 anni e alle lavoratrici. Il padiglione più grande era il XXII, detto il Bisonte, che ospitava più di trecentoventi pazienti cronici. 

In tutti i reparti, i pazienti più problematici venivano spesso costretti a letto con fasce di contenzione o sedati con drastici rimedi. Altri invece, denominati malatini perché più tranquilli e servizievoli, godevano di maggiori libertà ed aiutavano gli infermieri nella gestione dei degenti più impegnativi. Talora ai malatini venivano affidati dei lavori retribuiti all'interno del manicomio stesso, presso la cucina, la dispensa, la lavanderia, la fagotteria (dove venivano depositati gli effetti personali dei ricoverati), la falegnameria, l’orto ed il laboratorio del fabbro.

 

Diario clinico di un paziente del Santa Maria della Pietà

Diario clinico di un paziente del Santa Maria della Pietà

 

Per alcuni periodi furono ospiti del Santa Maria della Pietà anche personaggi noti del panorama culturale italiano, come Alda Merini e Mario Schifano. Di quest’ultimo, una leggenda metropolitana narra che avesse mirabilmente dipinto le pareti della sua camera con disegni che esternavano tutta la sofferenza del suo animo per quel periodo di "reclusione" nel padiglione VIII. Dopo oltre 20 anni di abbandono, il Padiglione VIII è stato ristrutturato ed adibito a servizio veterinario della Asl; si dice che i dipinti di Schifano siano stati allora coperti da vernice fresca ad opera di ignari muratori…

L’istituto Santa Maria della Pietà ha racchiuso tra le sue mura numerosissime storie di sofferenza umana. Oggi passeggiando per i viali alberati che l’attraversano viene spontaneo provare a immaginare, se non addirittura sperare, che questi stessi viali possano essere stati un tempo riempiti anche dalle risate di uno schizofrenico, di un malatino o di un bambino che giocava a rincorrere i gatti randagi sotto gli occhi severi del primario in camice bianco e baffi pronunciati. D’altronde, anche Fabrizio de Andrè diceva: dietro ogni scemo c’è un villaggio… (dalla canzone “Un matto” tratta dall’album “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, 1971).

 

laboratorio di street art

Street art

 

Il Santa Maria della Pietà oggi e il Museo Laboratorio della Mente

Ad oggi alcuni padiglioni del Santa Maria della Pietà sono stati ristrutturati e destinati a vari servizi di utilità ai cittadini (Asl, municipio, veterinaria, centri specializzati, museo), mentre altri ancora sono in stato di completo abbandono.

Per chi fosse interessato è possibile visitare presso il padiglione VI del Santa Maria della Pietà il Museo Laboratorio della Mente, inaugurato nel 2000, che ripercorre la storia dell’Ospedale dalla sua fondazione in qualità di “Hospitale de’ poveri forestieri et pazzi dell’Alma Città di Roma” alla definitiva chiusura del 1999.

 

Logo Museo Laboratorio della mente

 

Qui di seguito, per chi fosse interessato, il link di un interessante video sull’ex Manicomio Provinciale: cliccate qui.

 

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