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Psico Attualità

Psicoterapia e cocomeri

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

Le strade che conducono alla psicoterapia possono essere infinite: si può arrivare a chiedere una consulenza perché, dopo tanto cercare, si è giunti alla fatidica ‘ultima spiaggia’ – purtroppo capita anche di sentire questa espressione, davvero poco rincuorante – perché si ha bisogno di ascoltare un parere specialistico, perché la voce degli amici non è più sufficiente a sostenerci …
Anche le aspettative nei confronti del percorso psicologico tendono all’infinito per la loro varietà e a volte particolarità: chi per la prima volta intraprende una psicoterapia si trova in un mondo nuovo, che magari conosce indirettamente tramite amici, colleghi, libri, serie tv, film. E succede che la terapia venga fraintesa, ovvero che il paziente immagini di trarne solo benefici, per di più immediati, senza mai incappare in momenti difficili: anche perché, se stai male anche quando sei dalla psicoterapeuta, cosa vai a farci? Lo spazio che il paziente decide di dedicare alla riflessione su di sé, al suo mondo psichico, viene allora a confondersi con pratiche molto lontane dall’esplorazione psicologica: e qui casca l’asino. La psicoterapia rischia di essere confusa con una seduta di massaggi tailandesi con incensi del Burkina Faso e sventagliatore annesso, con un contenitore che raccoglie solo gli sfoghi del paziente, con una rilassante passeggiata tra bovini e verdi prati svizzeri, con una bella tavola imbandita di cocomeri succulenti, rinfrescanti, per nulla ingrassanti, dagli effetti magicamente benefici.

 

cocomero e psicoterapia

 

Utilizzo questi bizzarri paragoni per sdrammatizzare e portare alla luce un elemento essenziale affinché una psicoterapia inizi per il verso giusto: le aspettative del paziente.
“Cosa si aspetta da questo percorso? Quali sono le sue attese riguardo ai primi colloqui conoscitivi?”: queste sono alcune tra le domande che ogni psicoterapeuta che si rispetti dovrebbe porre, le stesse che sono state rivolte a me quando iniziai il mio training personale. Compito del terapeuta è accogliere le richieste del paziente, qualsiasi esse siano e, se necessario, orientarle: questo vuol dire che se le aspettative sono ‘sbagliate’, è indispensabile che vengano impostate in modo corretto. Se una persona richiede una consulenza psicologica perché desidera cambiare il partner, per esempio, o perché vorrebbe che il boss modificasse il suo atteggiamento verso gli impiegati, queste sono motivazioni sbagliate in quanto irrealizzabili: non possiamo cambiare l’altro. Anche aspettarsi che la psicoterapia conduca ad uno sconfinato benessere è un’attesa del tutto irrealistica: sarebbe puerile immaginare che un cammino psicoterapeutico equivalga ad entrare in una vasca idromassaggio dal profumo di gardenia fresca! Si va in psicoterapia per comprendere se stessi e per cambiare ciò che non funziona nella relazione con noi e con gli altri.

 

psicoterapia


Spesso, già dai primi colloqui, i pazienti riscontrano due tipi di sensazioni: da un lato un senso di ‘liberazione’, perché la persona ha potuto parlare senza freni di alcuni problemi che magari la assillano e che non ha mai condiviso, ma dall’altra anche un certo senso di pesantezza, un’aumentata consapevolezza che non sempre apporta immediati benefici. A volte le sensazioni sperimentate subito dopo i primi colloqui, portano alla fantasia di non tornare più in psicoterapia, date le sensazioni sgradevoli sperimentate dopo l’uscita dalla stanza del terapeuta. È compito dello psicoterapeuta rassicurare il paziente sulle sue naturali sensazioni e guidarlo nell'accettazione di emozioni anche sgradevoli.
Dialogare con se stessi e farlo in modo profondo e sincero ha necessariamente dei risvolti dolorosi, difficili da ammettere e da accettare: sarebbe puerile immaginare che il terapeuta dispensi solo benessere, senza fare sforzi, come un genitore infinitamente buono. Come sappiamo, anche un genitore ‘sufficientemente buono’ (come lo definisce Winnicott, quando descrive l’ideale di figura materna) somministra frustrazioni commisurate alle capacità del proprio figlio, in modo da farlo crescere tra i naturali ostacoli di una vita umana!
Con le giuste attese e la consapevolezza che il confronto con se stessi è doloroso ma terapeutico, è possibile avanzare verso un incontro con il sé in modo armonico, empatico e proficuo.

 

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