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Psico Arte

Psicologia e musica: chiacchierata con David Simonacci

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

Noi autrici del blog abbiamo deciso di condurre alcune interviste dedicate alla nostra amata disciplina, la psicologia! Oggi pubblichiamo il risultato del primo lavoro; in questo post potrete leggere le risposte che ha dato alle nostre domande la prima ‘vittima’, il musicista David Simonacci, violinista, compositore e pianista.

 

Desidero ringraziare David per la collaborazione e la simpatia con la quale si è reso disponibile. Partiamo con le domande: allora, David, tu sei figlio d’arte (papà è il pianista e compositore Giancarlo Simonacci, mamma è la pianista Gabriella Morelli): quanto credi che le tue origini musicali abbiano influenzato la tua vita? E pensi sia stato un vantaggio? Ti sei mai sentito eccessivamente, ineluttabilmente condizionato o, peggio, costretto a fare certe scelte formative e professionali?

L’influenza è stata decisiva. Nascere in una famiglia di musicisti facilita lo scegliere di diventare a tua volta musicista perché ascolti, respiri e vivi la musica fin da piccolissimo e quindi ricevi un imprinting che non riceveresti se nascessi, che so, in una famiglia di notai. Però molti grandi musicisti sono nati in famiglie che con la musica non c’entravano nulla, dunque nascere in una famiglia “musicale” credo faciliti la scelta ma non sia una conditio sine qua non per tutti i musicisti. Beh ad essere sincero il violino non l’ho scelto io come strumento ma vi sono stato indirizzato proprio dalla mia famiglia mentre io avrei voluto fare il pianista, ruolo che poi ho recuperato anche se tardivamente e che attualmente fa parte del mio essere musicista. Per il resto costrizioni non mi pare di averne avute. Certo a volte mi è capitato, come a tutti ed in qualsiasi attività professionale, di trovarmi in realtà che non apprezzavo e come diceva il buon Schumann nelle sue regole di vita musicale bisognerebbe sempre rifiutarsi di diffondere brutta arte, ma si sa, a volte, la pagnotta impone sacrifici di questo tipo.

 

Un'immagine del compositore tedesco Robert Schumann.

 

Tre parole: esibizionismo, narcisismo, musica. Cosa ti viene in mente?

Mi viene in mente solo una parola: Amore, amare ciò che si fa è l’unico segreto per farlo bene, al di là di qualunque esibizionismo e narcisismo, in piccola dose necessari.

Quanto conta avere una personalità forte, ben strutturata, essere una persona sicura di sé in una carriera musicale come la tua? Può diventare un buon musicista un individuo fragile, insicuro, incerto, privo di equilibrio interiore?

Posso parlare per me: non so se ho una personalità così strutturata, anche perché sennò come cresciamo, esploriamo, ma anche permettiamo a noi stessi di “sentire” le mille sfaccettature che la Vita ci offre nel percorrere la nostra strada, non solo di artisti ma di uomini. Credo che in realtà bisognerebbe essere aperti al cambiamento e guardare ad esso con fiducia. La parola ‘struttura’ mi fa venire in mente qualcosa di organizzato ma un po’ chiuso come una prigione; invece la vera forza è l’evoluzione.

 

David al violino durante un concerto.

 

Cosa pensa l'uomo 'comune', secondo le tue impressioni, quando ti conosce e scopre che ti occupi della cosiddetta musica 'colta', 'classica'? ti percepisce distante? snob? colto? strambo?? incomprensibile??

(Ride) in genere la domanda che mi viene fatta per prima è la tipica domanda che riceviamo noi musicisti: “Ma lei fa il musicista proprio per professione??” al che io trattengo il respiro, per tenere a bada la sottostante incazzatura, e con sorriso falsissimo rispondo all’ingrato interlocutore: “e lei, mi scusi, di cosa si occupa?” risponde l’altro: “Oh, avvocato, … imbianchino, … pornoattore … ” ed io gli faccio: “Ma … lo fa PROPRIO per professione?”.
A parte tutto, non so come la gente mi percepisca, bisognerebbe chiederglielo!

Quanto conta la mente quando suoni/componi? le emozioni e lo stato d'animo hanno un peso in questo caso?

La mente conta molto quando compongo perché scrivere, contrariamente a quanto la cultura popolare crede, è un atto estremamente complesso che richiede una grande quantità di energia, capacità razionali non comuni nel saper organizzare il materiale; quindi l’artista che coglie al volo la cosiddetta “ispirazione” come fosse un uccello e da lì è mosso da una sorta di raptus medianico e scrive sotto dettatura celeste è … una panzana. Ci vuole lavoro, lavoro, lavoro; certo, anche il “cuore” inteso come sensibilità deve potersi esprimere, è ovvio, non siamo degli automi.

 

David al pianoforte presso il Teatro di Villa Torlonia (Roma).

 

Quanto conta il rapporto con chi ascolta la tua musica mentre la suoni o mentre qualcuno esegue le tue composizioni?

Il rapporto con chi ascolta la mia musica è anch’esso un rapporto d’amore; anche se quando scrivo non penso affatto a coloro che ascolteranno ciò che sto scrivendo; tuttavia, la magica alchimia che si crea (o non si crea!) tra chi scrive/suona e chi ascolta fa parte del mistero della musica stessa.

C'è un legame tra psiche/psicologia e musica? di che tipo?

Certamente. Come potrebbe non esserci? La musica creata dall’uomo (perché esiste la “musica” della natura alla quale la musica umana tutta si ispira) nasce in seno alla sua psiche dunque il legame è strettissimo; certamente vi sono innumerevoli tipi di legame psichico con la musica perché innumerevoli sono i tipi di creazione musicale, dietro le quali si nascondono menti creatrici altrettanto innumerevoli.

Cos'è la psicologia, secondo te? potresti darne una definizione?

Beh questo è un domandone da un milione di dollari! Sarebbe come chiedere in due parole “cosa è la musica?”. Difficilissima domanda che richiederebbe una risposta lunghissima, temo! Mi viene in mente solo l’associazione con la parola ‘indagine’: la psicologia è quella possibilità che ci è offerta per indagare su noi stessi, per comprendere, accogliere e - si spera - superare le nostre limitazioni.

 

Video-intervista: per visualizzarla e ascoltare David suonare, cliccare sull'immagine.


David Simonacci è diplomato in composizione, violino e pianoforte con il massimo dei voti e la lode presso i Conservatori "S. Cecilia" in Roma e "A. Casella" dell'Aquila.

 

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