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Psico Arte

Lo scellerato mondo di Vicolo Cannery

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

 

 

Vicolo Cannery, romanzo del 1945, narra le vicende degli strampalati abitanti di questa stradina. Un microcosmo polveroso e pullulante di emarginati, perdenti, imbranati, scellerati che annoverano, tra gli altri, prostitute, commercianti cinesi, ruffiani, alcolisti, giocatori, buttafuori, al cui centro si staglia lui, il Dottore (con tanto di ‘d’ maiuscola), bizzarro biologo di un decadente istituto di ricerca. Possibile che un romanzo con questo genere di protagonisti possa risultare interessante? La risposta è ovviamente sì: cercherò di spiegarvi il perché.

 


Innanzitutto si tratta di un testo che, in alcune pagine, sa descrivere scene di una comicità esplosiva, burlesca, a base di fraintendimenti e maldestri tentativi di fare del bene; mi riferisco, per esempio, alla goffa, grottesca festa a sorpresa organizzata dai ‘ragazzi’ del vicolo in onore del Dottore, ma di esempi potrei farne diversi. Sono attimi rocamboleschi, degni di una farsa teatrale, che sconcertano per la loro buffoneria ma che sanno intenerirci perché originati da spiriti fondamentalmente onesti, generosi, buoni d’animo, anche se decisamente naïve. Mack, Hughie, Dora, le ragazze del bordello, il Dottore … siamo tutti noi, uomini e donne immersi nel polverone e nella confusione della vita, animali ciechi alla ricerca di una direzione da imboccare, antieroi ma anche piccoli eroi della quotidianità. 

 

Un'immagine del vicolo in questione.

 

Il romanzo è ambientato a Salinas, nella Contea di Monterey, paesotto californiano che nel 1902 diede i natali all'autore: scritto subito dopo la seconda guerra mondiale, nonostante la sua verve comica, questo testo è intriso di disperazione, povertà, senso di sradicamento, solitudine, amarezza, e descrive un’America piena di sogni ma sprofondata nell'angoscia che solo la fantasia può far dimenticare, almeno per qualche istante.

 

 

Il californiano John Steinbeck aveva sangue misto: il nonno materno era irlandese, il padre aveva origini tedesche. Era un uomo curioso e infatti fu un precoce esploratore della biblioteca di famiglia (che conteneva Bibbia, Shakespeare, Stevenson, Hardy e molto altro), uno sperimentatore nato, autentico anticonformista e pacifista per natura, “goloso di vita e di sensazioni” come possiamo cogliere dai suoi libri. Steinbeck studiò biologia, passione che rimase sempre viva in lui, nonostante non portò a termine questo percorso accademico; sprazzi di questa disciplina possiamo ritrovarli anche in Vicolo Cannery, nel personaggio del Dottore, biologo marino.
Steinbeck svolse diversi lavori, alcuni piuttosto disparati, anche di tipo manuale: fu impiegato in una fabbrica di zucchero, partecipò alla costruzione del Madison Square Garden di New York, vestì i panni del reporter (collaborò con il celebre fotografo ungherese Robert Capa in occasione di un servizio in Russia commissionato dal New York Herald Tribune), del manovratore di mezzi pubblici, fu macellaio, amministratore di un'azienda, cronista di guerra durante il secondo conflitto mondiale, sceneggiatore (nel '52 scrisse il testo intitolato Viva Zapata! da cui Elia Kazan realizzò il famoso film con Marlon Brando protagonista) e … fu anche scrittore. Nel ’62 vinse il Premio Nobel per la Letteratura.

Insomma, questo libro va letto: non ci sono scuse. E non potete lamentarvi che vi ho anticipato troppo del testo. Questo è il mio suggerimento per la vostra estate!

 

«Potrebb’essere il modo per scrivere questo libro: aprire la pagina e lasciare che le storie v’entrino strisciando da sole»


John Steinbeck

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