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Psico Arte

Psicoanalisi e letteratura: due discipline, un unico obiettivo. Recensione al libro Dieci donne, di Marcela Serrano

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

 

 

Nel bellissimo romanzo Dieci donne della scrittrice cilena Marcela Serrano, testo decisamente ‘al femminile’, nove donne si raccontano: si tratta di pazienti di una stessa psicoterapeuta che rappresenta la decima donna del titolo. Ogni capitolo di questo testo è dedicato alla storia di una delle pazienti di Natasha, la terapeuta: sono donne diversissime tra loro, per estrazione sociale, per cultura, mentalità, esperienza, eppure un filo rosso le collega tutte e fa sì che possano comprendersi perfettamente, nonostante le divergenze. E questo filo rosso è rappresentato dalla sensibilità di ognuna e dal desiderio di ascoltarsi: tutte quante, infatti, hanno scelto di intraprendere una psicoterapia e di scavare al proprio interno, per guardarsi dentro, comprendersi, assolversi e volersi bene.

 

 

Si tratta di donne che, per la maggior parte, hanno vissuto rapporti sentimentali caratterizzati dalla dipendenza psicologica dall’altro: donne che per buona parte delle loro vite non hanno avuto fiducia in loro stesse, hanno preferito affidarsi totalmente all’altro anche quando l’altro era inaffidabile, pur di non credere nella loro forza e nel loro valore.

 

 

Ogni donna che legge questo romanzo ha modo di riscontrare tante similitudini con il proprio percorso esistenziale: tra le storie di questi nove personaggi c’è quella della ex bellissima, che è stata capace di sedurre decine di uomini con la sua fresca giovinezza e che con il passare del tempo si è dovuta confrontare con la caducità dell’aspetto estetico, c’è la giovane omosessuale, incompresa e delusa, che ha sempre cercato di camuffare il proprio orientamento sessuale per timore di essere rifiutata, c’è la dipendente pura e semplice, sempre a caccia di rapporti segnati dalla simbiosi e dalla propria inconsistenza, c’è la dipendente dall’alcool che di fronte alle difficoltà dell’esistenza non può fare a meno di affogare in una inebriante bevanda e sprofondare la propria disperazione in un bicchiere.

 

 

Donne fragili, senza dubbio, come lo siamo tutti, ma anche persone autentiche e franche che con coraggio hanno deciso di mettersi a nudo per trovare in loro stesse la forza e la motivazione al cambiamento, per svoltare la propria strada e intraprendere un nuovo percorso. Storie di dolore, perdite affettive, lunghi affanni, strade buie illuminate, però, dalla luce della speranza e dell’ottimismo: donne che hanno vagato per molto tempo senza meta e che, ad un certo momento, hanno preso la loro vita tra le mani e le hanno dato un significato, una direzione, un colore.

 

 

Nel romanzo, verso la fine, Marcela Serrano mette in bocca ad uno dei personaggi femminili una riflessione che condivido in pieno: “La letteratura, come la psicoanalisi, affronta la complessa relazione tra il sapere e il non sapere”. Come la disciplina fondata da Sigmund Freud, allo stesso modo la letteratura scava, setaccia, analizza, ingrandisce, esamina ciò che non conosciamo, intorno a noi, e che ci angoscia. D’altronde, l’iperspecializzazione che caratterizza questa nostra epoca, taglia le naturali connessioni che collegano i vari campi del sapere, uccidendo la natura universale, globale della conoscenza umana e dunque, secondo questa logica, verrebbe naturale separare psicoanalisi e letteratura. Concludo questo breve post con un’intervista che Marcela Serrano ha rilasciato a Repubblica (l'articolo è leggibile cliccando su questo link), dove definisce queste due discipline ‘amiche strette, cugine’ : “entrambe cercano il senso della natura umana. Considero la letteratura come l’espressione cosciente della terapia, il suo strumento di ‘racconto’. Il terapeuta come lo scrittore si misura con la trama di una storia, con le sue pause, con il detto e non detto, con la scoperta di ciò che sta sotto la punta di un iceberg. Con l'abbandono alla parola dell'altro, paziente o personaggio". Non mi resta che augurarvi buona lettura!

 

BIO

 

Marcela Serrano è nata a Santiago del Cile nel 1951. Diplomata all’Accademia delle Belle Arti nel 1976 (specializzata nell’arte dell’incisione), ha vissuto alcuni anni tra Messico e Argentina. È autrice di alcuni famosissimi romanzi tradotti in numerose lingue, tra i quali Noi che ci vogliamo così bene (1991), Antigua, vita mia (1995), L’albergo delle donne tristi (1997), Quel che c’è nel mio cuore (2001), Arrivederci piccole donne (2004).

 

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