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Psico Arte

La pianista: un romanzo di Elfriede Jelinek (premio Nobel per la letteratura 2004).

 

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

 

Erika Kohut è una stimata pianista austriaca e una docente di conservatorio: immaginate una donna tutta d’un pezzo, che abbia di poco superato la quarantina, abituata a non sorridere mai, vestita con abiti abbottonatissimi ed austeri, un essere che sembra non aver mai bisogno di niente e di nessuno. E poi c’è lui, Walter Klemmer, suo discente, circa la metà degli anni di lei, curioso bellimbusto, mandrillo narcisista sempre a caccia di conquiste, espansivo e vitale, ottimo studente di pianoforte e grande sportivo: insomma, un gran bel bocconcino. Tra i due, come è ovvio immaginare, scocca un’inesorabile scintilla di attrazione che nessuno dei due può schivare. E allora, vi chiederete … qual è il problema? Fosse facile. 

 

 

Erika, nonostante la seduzione che inevitabilmente subisce, è una donna che non si è mai veramente separata dalla propria famiglia di origine: profondamente invidiosa delle sue giovani allieve che si diverte a distruggere psicologicamente, questa donna ha sempre vissuto avvolta nel nucleo familiare, ma, quel che è il vero e assoluto male, è rimasta interamente legata ad una madre tirannica, dispotica, che tratta la figlia ultraquarantenne come se fosse una bimbetta indisciplinata e che ha instaurato con lei un rapporto sadomasochistico. Quando Erika torna a casa con qualche minuto di ritardo, la madre la attende al varco come un orco, la sottopone a ricatti morali, a veri interrogatori, a volte arriva ad entrare in colluttazione fisica con lei: ma tutto si acquieta quando la sua bambina si distende nel grande lettone matrimoniale che ospita mamma e figlia e si ricrea quel bozzolo simbiotico, quel circolo vizioso di controllo e dipendenza del quale entrambe non possono fare a meno. Non dimentichiamo il padre: figura da sempre periferica, completamente escluso dal triangolo edipico, è un uomo che non ha mai incarnato il ruolo paterno, con le sue norme e regole e tra le altre cose, nel romanzo è ormai risucchiato nel vortice di una demenza senza vie di fuga.

 

 

Incontrando Walter, Erika ha - forse per la prima volta - la possibilità di scappare da questo inferno familiare, da questa orribile madre che la castiga per un nonnulla e che, in sua assenza, si diletta a tagliuzzare in microscopiche striscioline gli abiti della figlia: non è facile interrompere questo ménage, anche perché oramai, da più di quarant’anni, si sono stabiliti dei ritmi e delle modalità che fanno parte della vita di Erika e di sua madre. Anche le vie per raggiungere il soddisfacimento e il piacere (sessuale e non) per Erika sono rappresentate da vie perverse, voyeuristiche, modalità parziali di approcciare il mondo della libido, che però si sono fatte familiari, conosciute, personali. Questa donna non può, di punto in bianco, cambiare la propria vita: e le sue stranezze, quel sadomasochismo che ben conosce e pratica da sempre, la vita razionale che prevale su quella emozionale, sono elementi che ella tende a riportare nella relazione con gli altri.
Guardando al suo mondo interno e alle relazioni interiorizzate, Erika, per esistere, vive una intensa dipendenza dall’altro: la sua autonomia, il suo sfacciato menefreghismo, il distacco emotivo che mostra al lavoro, sono frutto di una strenua difesa finalizzata a nascondere questa sua completa sottomissione all’altro. Ogni cosa che la riguarda viene da lei quasi automaticamente distrutta o quanto meno sabotata: la fragilità di questa donna è immensa.
Un personaggio descritto con grande profondità e finezza psicologica, quasi un esempio di caso clinico analizzato dalla serratura della dimensione psicoanalitica classica. L’autrice di questo romanzo edito nel 1983, Elfriede Jelinekè stata insignita del Nobel per la Letteratura, nel 2004: austriaca di nascita, la scrittrice e drammaturga proviene da una famiglia di origine ceco-romena.

 

 

Da questo romanzo è stato realizzato un adattamento cinematografico (2001), da cui ho tratto le immagini di questo post. Il film di M. Haneke è davvero molto aderente al romanzo, con un’attrice d’eccezione: la straordinaria Isabelle Huppert. La madre di Erika è interpretata da Annie Girardot.  

A questo link potete vedere il trailer del film.  

Il film ha una colonna sonora senza pari, come ad esempio il celebre trio in mi bemolle maggiore di Franz Schubert, il meraviglioso andantino schubertiano in la maggiore D 959, la sonata per pianoforte n. 3 di Beethoven.

 

Se avete voglia di ascoltare alcune di queste bellissime pagine musicali:

- Franz Schubert, trio n. 2 per violino, violoncello e pianoforte in mi bemolle maggiore, op. 100 D. 929, Andante con moto

- Sergej Rachmaninoff, Preludio in sol minore, op. 23 n.5

- Franz Schubert, sonata per pianoforte n. 22 in la maggiore D 959, Andantino

- Ludwig van Beethoven, Sonata per pianoforte n.3 in Do maggiore op. 2

 

 

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