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Psico Arte

Recensione al libro 'Che tu sia per me il coltello' di David Grossman.

 

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

 

‘Myriam,
tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi. A dire il vero ho cercato di non scrivere, sono già due giorni che ci provo, ma adesso mi sono arreso’.

 

È così che inizia il romanzo epistolare Che tu sia per me il coltello (1999), di David Grossman.

Yair non conosce Myriam: l’ha vista una volta, di sfuggita, in un gruppo di persone e ne è rimasto affascinato. Myriam, silenziosa e schiva, ha compiuto un gesto insignificante agli occhi della maggioranza che, però, ha commosso e incuriosito Yair: ecco come nasce questa incredibile, straordinaria e antiquata corrispondenza tra due estranei.

Questi due estranei, pur non conoscendosi, iniziano ad aprire cuore e anima l’un l’altro con una tale intensità e autenticità che ne rimangono essi stessi esterrefatti. Lui la seduce con un corteggiamento d’altri tempi, delicato, intimo, appassionato e in questo modo lei si lascia svelare, scoprire, si apre a lui senza vergogna. Il linguaggio si fa privato e ricco di significati; Yair e Myriam non si sono mai veramente incontrati ma, in fondo, è come se si conoscessero già perché hanno in comune una buona fetta della loro anima e parlano una lingua comune che è schietta e senza mediazioni. Grazie a questa corrispondenza, i due personaggi, fondamentalmente isolati e restii alla socializzazione, creano una rete invisibile ma robusta che li connette a livello istintivo. Si riscopre, così, il valore e la bellezza dell’attesa, che crea rapporti di potere tra chi attende e chi è atteso, che genera aspettative e fa magicamente emergere il nostro mondo fantasmatico e libidico. Come ci ricorda Roland Barthes in Frammenti di un discorso amoroso, ‘l’attesa è un incantesimo’.

In questi decenni tutti noi siamo raggiungibili sul web: online c’è il nostro curriculum, le nostre fotografie, i colleghi, le passioni, i ricordi che a volte vorremmo cancellare, le agenzie matrimoniali virtuali. Per conoscerci e connetterci abbiamo inventato i ‘social network’ che, come messaggeri alati, trasmettono comunicazioni e collegano le persone in ogni punto del globo; questa modalità è ormai così diffusa che quasi abbiamo dimenticato come funzionava quando internet … non c’era. Questo romanzo ‘impudico’ è qui a rinfrescarci la memoria; e a stimolare il nostro desiderio, la nostra capacità di immaginazione e la feconda possibilità che abbiamo di dialogare con noi stessi. Si tratta di un libro dalla trama quasi impossibile da riassumere, un libro che, durante la sua lettura, ci culla come bambini.

 

David Grossman.

 

David Grossman è un saggista israeliano nato nel 1954; autore di libri per ragazzi e adulti, da sempre stimola la riflessione sul conflitto israelo-palestinese. Ha studiato filosofia a Gerusalemme ed è stato corrispondente radiofonico per una nota radio israeliana. Insieme agli scrittori Amoz Oz e Abraham Yehoshua è impegnato nella lotta contro la guerra nel territorio in cui vive e lavora. Nel 2006, durante la guerra del Libano, ha perso un figlio, Uri.

 

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