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Psico Arte

Erika Moak: Eudeamon. Un libro tra fantascienza ed introspezione

 

Dott.ssa Silvia Ferretti

 

 

 

Erika Moak è una scrittrice esordiente nata in Arkansas ed Eudeamon è il suo primo romanzo in realtà nato sul web come racconto gratuito dell’autrice per i suoi lettori, e solo successivamente edito. 

Il romanzo, con una trama originale e peculiare, è ambientato ad Eudemonia, una città immaginaria degli Stati Uniti dove, per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, la dottoressa Ashton ha pensato di ideare una particolare prigione sotto forma di una tuta in lattice, il banesuit, indossata dai criminali come una seconda pelle, i quali vengono poi rilasciati nella città ed isolati dal mondo circostante. Il completo in lattice è provvisto di casco e dotato di una sorta di intelligenza artificiale, il Custodian, che, inserito nel cervello dei criminali (i Bane), comunica con loro e li punisce in caso di violazione delle norme (entrare in contatto con altri Bane o con altre persone, entrare in luoghi vietati, ecc…). I Bane appaiono esteriormente tutti uguali, a parte per il sesso che si intuisce dalle forme del corpo e dall’altezza. Essi vivono generalmente nei parchi e nei giardini, lontano dal caos della città, in perenne solitudine e senza la possibilità di contatti se non in situazioni di reale pericolo o di emergenze di tipo sanitario.

Katrina Nichols, una scaltra giornalista, riesce a scambiare la propria identità con quella di una sua coetanea che sta per entrare nel programma di punizione (il Banishment) e si fa condannare, con lo scopo di scoprire se si tratti di una punizione eccessivamente crudele. Ad incoraggiare il suo progetto c’è anche una profonda insoddisfazione e delusione affettiva, ed una difficoltà a provare sentimenti profondi.

Katrina riesce nel suo intento, non perché scopre la crudeltà della pena, ma, al contrario, perché individua la ragione per la quale al termine della condanna la maggior parte dei Bane decide di rimanere nel progetto facendosi estendere la pena. Con lo scorrere del romanzo, che ha un sapore sempre più dolce e malinconico, Katrina incontra il responsabile di tale situazione: Eudeamon. E’ difficile dire chi o cosa sia di preciso: esso condanna ad una solitudine interiore, ad un silenzio grazie al quale è possibile ricongiungersi con se stessi, incontrare l’Amore e riscoprire i doni più importanti della propria vita. Eudeamon è estasi, gioia allo stato puro, è un incontro con il proprio IO più profondo, è la sana felicità di star bene con se stessi. Katrina nella sua tuta in lattice vive un’esperienza che rivoluzione il suo modo di vedere le cose ed il mondo, conosce il giusto modo di amare il prossimo, affronta ed elabora i lutti e soprattutto incontra per la prima volta, davvero, se stessa.

 

 

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