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Psico Arte

PSICOFILM: TRANSCENDENCE e i dilemmi filosofico-psicologici dell'intelligenza artificiale

 

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

 

Will Caster e sua moglie Evelyn sono due giovani e brillanti scienziati specializzati nel campo dell'intelligenza artificiale: con il loro team hanno generato PINN, sistema operativo quasi umano in grado di avere autocoscienza e provare emozioni. L'equipe di studiosi è bersaglio di un gruppo di cyber-terroristi che tenta in ogni modo di sabotare i loro esperimenti, anche quelli appena effettuati sul cervello dei primati. Un giorno Will, dopo aver tenuto un brillante intervento ad un convegno, riceve da questi hacker una pallottola che lo ferisce appena ma che si rivela essere impregnata di polonio, sostanza radioattiva in grado di uccidere nel giro di pochi giorni. Lo scienziato, quindi, è ormai spacciato e vive i suoi ultimi giorni nel tentativo di cancellare ogni traccia dei propri lavori e provando a ritagliarsi una sorta di pace accanto alla moglie prima della immancabile fine.

 

 

Evelyn lo vede morire giorno dopo giorno, è affranta, disperata, non riesce proprio ad accettare che suo marito, un uomo che lei tanto ama, così sagace, capace di straordinaria genialità e dolcezza, sia destinato a morire ingiustamente. Quando si accorge che Will si sta ormai inesorabilmente spegnendo, la donna, insieme ad un collega, decide di tentare un ultimo esperimento: collegare la mente del marito morente con alcuni pezzi del database PINN furtivamente sottratti al laboratorio, ricalcando l'esperimento che era riuscito con i primati. E il miracolo avviene: dopo la morte,  Will sembra 'risorgere' in forma di computer. L'elaboratore si accende e inizia ad associare parole confuse ma con la voce del caro estinto. 

 

 

 Will “sembra” risorgere, perché in realtà il computer ha assemblato alcune aree del suo cervello con parti meccaniche ed elettroniche che hanno ben poco a che fare con un essere umano e con la sua mente. Difatti, la prima, assurda richiesta che fa il nuovo Will/PINN è quella di essere collegato ad internet e ai mercati finanziari: questa stranezza allarma subito il collega coinvolto nell'esperimento, il quale cerca di mettere in guardia Evelyn da facili e melanconiche illusioni. La donna, ferita, non accetta critiche e, come tutte le persone che stanno vivendo un grave lutto, cerca in ogni modo di 'riconnettersi' - è proprio il caso di dirlo - con il marito che non c'é più utilizzando i mezzi dei quali dispone.

Il nuovo Will viene collegato ad internet e il patatràc è fatto: questa mente artificiale tenta, come è naturale per ogni sistema operativo che si rispetti, di espandersi il più possibile e, poco alla volta, diventa una mente controllante e asfissiante che tiene tutto sotto il proprio giogo, sia la collettività che la vita privata di Evelyn, dal punto di vista corporeo, emotivo e mentale. La cyber-psiche di Will è in costante propagazione, è onnipresente e onnipotente: riesce a 'guarire' i malati più gravi e in un solo click decuplica il conto in banca della moglie. Will segue Evelyn ovunque, anche incarnandosi in altri individui 'ibridi', al punto che la donna non riesce ad avere più pace: non esistono privacy o momenti di svago, la vita, che ormai si svolge in una vera e propria 'gabbia dorata' e che è tutta finalizzata all'espansione del sistema operativo, si è trasformata in un vero incubo.

 

 

 Il film promuove numerose riflessioni di natura filosofica e psicologica: può davvero una mente elettronica distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? È in grado di provare emozioni veramente umane? Può un elaboratore elettronico sostituirsi ad una persona che non c'é più e sconfiggere in una certa forma la morte?

Quante volte, soprattutto nella vita di noi donne, è capitato di incontrare uomini che ci hanno ricoperte di costosi regali e preziose attenzioni, che hanno apparentemente semplificato le nostre vite per renderle poi, alla fine dei conti, delle vere prigionie? Alcuni individui pensano che, tenendo sotto controllo il proprio partner, si possa vivere un'esistenza più felice, al riparo da possibili tradimenti e ingiusti trattamenti. In questa maniera, quando un carattere dominante incontra un carattere facile alla sottomissione, rischiano di generarsi dei circoli di dipendenza francamente patologici nei quali i due individui sembrano perdere i loro sani confini e tutto sembra doversi svolgere necessariamente in presenza dell'altro: ognuno deve conoscere tutte le relazioni e persino il contenuto delle conversazioni dell'altro, non è concepibile uno spazio di indipendenza e liberta', pena il rischio di perdere il partner. Anche nel film, Will usa questo stratagemma, quando tenta di persuadere Evelyn del fatto che tutto quello che sta facendo avviene perché la ama e desidera non perderla.

Questa pellicola si ricollega, quindi, anche al tema della perdita e del distacchi, tematica già in passato più volte rievocata nel mondo della cinematografia (si pensi, ad esempio, al film 'Ghost'): quando una persona a noi cara scompare, faremmo di tutto pur di farla in qualche maniera 'restare' o 'tornare' tra di noi: ci accorgiamo delle tante cose che il nostro caro ha lasciato e magari, proprio attraverso i suoi oggetti, ci sentiamo di nuovo vicini a lui. C'é chi prova a ricontattare i defunti attraverso pratiche del tutto ingannevoli quali la magia, la cartomanzia, la scrittura automatica, oppure immagina di ritrovare il proprio caro nel mondo onirico o negli animali domestici che lascia morendo.

 

 

 Particolare del film 'Ghost' (1990)

 

L'elaborazione di un lutto non è un dato scontato, specie quando si tratta di perdite avvenute in maniera inaspettata (ad esempio a causa di incidenti) o prematura (come la morte di un bambino): secondo le indicazioni della psichiatria ufficiale, un lutto sano può durare più o meno sei mesi, dopo i quali si rischia di sconfinare nell'area della patologia, della non-accettazione della perdita. Non sono rari i casi di quei genitori che, a distanza di anni, continuano a parlare dei loro figli ormai defunti come se fossero partiti per una vacanza o come se si fossero momentaneamente allontanati da casa, o quelle madri che, pur nella consapevolezza che il figlio non c'é più, ne parlano quotidianamente, immaginando cosa questi avrebbe detto o fatto nelle attuali circostanze, se fossero vissuti.
Questo film si inscrive proprio in questo percorso ed esprime la drammatica difficoltà che riscontriamo quando dobbiamo separarci dalle persone che amiamo e che invece vorremmo restassero legate a noi eternamente: il sogno di poter mantenere vivo un legame oltre la morte corporale rimane ancora fortemente presente nella riflessione umana e continua a produrre stimoli creativi anche grazie alle attuali scoperte sull'intelligenza artificiale e alle sempre più potenti nuove tecnologie.

 

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