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Psico Arte

PSICOFILM: Irrational man, di Woody Allen (2015)

Dott.ssa Giorgia Aloisio

 

Nell’università di una piccola cittadina statunitense sta per arrivare un nuovo docente: prima del suo arrivo, però, giunge la sua fama di pensatore tormentato e di irresistibile seduttore. L’attesa da parte di colleghi universitari, degli studenti e dei loro familiari si fa viva e incalzante: come sarà mai questo misterioso, cervellotico professore di filosofia che sembra aver stregato innumerevoli donzelle?

 


L’arrivo di Abe Lucas genera curiosità, simpatia e attrazione tra le donne, alcuni uomini, invece, sembrano provare per lui una certa invidia e qualcuno teme addirittura il suo carisma: in realtà, il cosiddetto ‘magnetico’ professore non è esattamente un esempio di fascino maschile, anzi, diremmo che è agli antipodi del modello greco che celebra la καλοκαγαθία (bello e buono, virtuoso in ogni aspetto); si direbbe piuttosto un villico scontroso dai tratti decisamente sgradevoli, un rozzo figuro che ha poco a che fare con l'idea platonica di maestro di vita. Woody Allen ci presenta un uomo che poco ha a che fare con Don Giovanni: Abe è un ultraquarantenne dai capelli scombinati e appiccicati, un ventre esageratamente prominente, un’aria perennemente ammusata, una specie di orso selvatico che preferisce vivere nella sua foresta piuttosto che dedicarsi alla socializzazione con il mondo umano, incapace com’è di trasmettere valori positivi, persino ai suoi discenti; tra l’altro, è profondamente depresso e non riesce mai a separarsi dalla sua fedele fiaschetta di whisky che tira fuori anche negli ambienti universitari.

 


Nonostante l’aspetto clamorosamente trascurato e il carattere ruvido, Abe è oggetto di attenzioni femminili e diventa il contenitore delle idealizzazioni di due donne in particolare: Rita, collega in crisi coniugale la quale, ancora prima di incontrarlo, aveva già proiettato su di lui romantici sogni di fuga, e Jill, studentessa fascinosa e brillante, annoiatissima dalla piatta relazione sentimentale che sta vivendo e che funge per lei da appoggio e sostegno alla sua bassa autostima. Nelle due donne Abe scatena fantasie che poco hanno a che fare con lui e la dicono lunga, invece, sull’insoddisfazione che regna incontrastata nelle loro vite: per motivi diversi, questi due personaggi femminili hanno scelto di vivere un’esistenza insoddisfacente e vedono nell’altro (Abe) il loro salvatore, colui il quale saprà come tirarle fuori dalla noia mortale nella quale si sono confinate e che le priverà della loro personale zavorra esistenziale. Le stesse due ammiratrici, d’altro canto, sperano di ‘salvare’ Abe dal baratro nel quale lo vedono razzolare ogni giorno, tra senso di inutilità e pessimismo cosmico, immaginando che grazie al loro autentico, puro amore, il filosofo incompreso dalla vita potrà ricompattarsi e raggiungere la felicità.

 


Come per ogni depresso che si rispetti, la vita sessuale del professor Lucas è in stallo da anni e Abe non prova desideri di alcun genere se non etilici, è perennemente annoiato da tutto e tutti, vive infastidito dalla vita, dal lavoro, disprezza i suoi studenti e li reputa delle autentiche nullità. Concentrato esclusivamente su se stesso, nel suo costante ruminare sui mali che affliggono il mondo e sugli inutili tentativi di migliorarlo, una sera davanti agli occhi increduli degli studenti arriva a giocare alla roulette russa ed è proprio Jill ad implorarlo di smettere, impartendogli ordini come un genitore fa con un bambino accecato dall’autodistruttività. La vita, per Abe, è una semi-morte, di cui sono intrise anche le sue lezioni; eppure, nonostante questa mancanza di vita, il professor Lucas infonde vitalità e desiderio nelle donne, è in grado di generare empatia e accudimento, tenerezza e intensa infatuazione.
L’anestesia generale nella quale sopravvive il professor Lucas viene come d’incanto interrotta: Abe vive una sorta di illuminazione, una specie di folle epifania e la sua vita ha una decisiva, radicale svolta. A nulla sono serviti gli anni di volontariato e di attiva, combattiva militanza nel mondo politico-sociale: da morto vivente che era, Abe rinasce a nuova vita perché trova finalmente uno scopo per esistere.

 

 

Il modo in cui il personaggio del film effettua questa ‘catastrofé’, però, è decisamente poco ortodosso, bizzarro e totalmente immorale. Il professor Lucas, attraverso la pianificazione e la realizzazione di un atto ingiusto, crudelmente egocentrato, insensato, trova un canale mai intravisto prima, grazie al quale gli sembra di poter costruire finalmente se stesso e restituire significato a cose, relazioni, azioni. Abe scopre il bene attraverso il male, autentica ironia della sorte, per lui che insegna filosofia! Uno stravolgimento che sembra come annientare anni trascorsi a riflettere sulla virtù, alla ricerca del migliore dei mondi possibili. Senza considerare le conseguenze delle proprie insolite, disumane decisioni, Abe agisce e, come dichiara, si sente per la prima volta ‘un autentico essere umano’; è entrato nella vita vera, è finalmente attivo, ha compiuto qualcosa che arriva a definire ‘atto creativo’ perché ha inciso sulle vite delle persone intorno a lui e … finalmente qualcosa è cambiato. Peccato che il gioco durerà poco e che Abe sarà risucchiato in un incredibile, inesorabile vortice dal quale è impossibile uscire indenni. L'interprete incontrastato di questa pellicola è Joaquin Phoenix, veramente intenso e credibile in questo non facile ruolo.

 

 

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